Capitolo 1
1.1 Mini Story - Il portafoglio (=The wallet)
C’è una ragazza. Si chiama Janet. Janet è statunitense.
Janet è triste (=sad) perché non ha il libro di italiano. Janet è in classe e aspetta (=she waits for) la lezione. Ma (=But) non ha il libro di testo perché ha perso (=lost) il portafoglio.
C’è un ragazzo. Si chiama Paulo Emilio. Paulo Emilio è brasiliano.
Emilio è vicino a Janet. Emilio ha il libro. Emilio dà il libro a Janet. Janet è felice (=happy).
Janet e Paulo Emilio adesso sono amici (=friends).
C’è una ragazza. Si chiama Ingrid.
Ingrid va a lezione e trova (=finds) un portafoglio.
Ingrid dà a Janet il suo portafoglio. Janet è molto felice.
1.2 Extended Reading for Mini Story - Il portafoglio
C’è una ragazza. Si chiama Janet. Janet è statunitense.
Janet è triste perché non ha il libro di italiano. Janet è in classe e aspetta la lezione.
Janet ama il cinema. Janet studia l’italiano perché ama il cinema. Ma non ha il libro di testo.
C’è un ragazzo. Si chiama Paulo Emilio. Paulo Emilio è brasiliano.
Emilio si siede (=seats) vicino a Janet. Emilio vede che Janet è triste.
Emilio chiede a Janet: “Perché sei triste?”. E Janet gli risponde: “Perché non ho il libro di italiano. Ho perso il portafoglio (=I lost the wallet) e non ho soldi per il libro.”
Emilio ha il libro. Emilio condivide (=shares) il libro con Janet. Janet è felice.
Paulo Emilio ama lo sport. Ama il beach volley, la pallavolo (=volleyball) e il calcio (=soccer). Paulo Emilio studia l’italiano perché ama lo sport.
Janet e Paulo Emilio diventano amici.
C’è una ragazza. Si chiama Ingrid. Ingrid è tedesca.
Ingrid ama l’arte. Ingrid studia l’italiano perché ama l’arte.
Ingrid va a lezione e trova un portafoglio. Entra in classe e dice agli studenti: “Ho trovato un portafoglio!”
Ingrid mostra (=shows) il portafoglio. Janet dice: “È mio! Grazie mille! Oh, sono tanto felice!”
Ingrid dà a Janet il suo portafoglio.
Janet ha il suo portafoglio.
Janet è molto felice.
1.3 Mini Story - Un altro portafoglio
C’è una ragazza. Si chiama Ingrid. Ingrid è tedesca. Non è olandese. Non è senegalese. È tedesca.
Ingrid è nella libreria della scuola. Ingrid vuole (=wants) comprare il libro di testo per il corso di italiano. Ingrid prende il libro e va a pagare (=pay). Tira fuori (=pulls out) il portafoglio ma un cane (=dog) cattivo prende il portafoglio e corre via (=runs away)!
C’è anche un ragazzo. Si chiama Boris. Boris è russo. Non è statunitense. Non è italiano. È russo.
Boris vede il cane cattivo che ha preso il portafoglio e corre. Boris corre molto veloce.
Boris prende il cane e prende il portafoglio di Ingrid. Boris dà il portafoglio a Ingrid. Ingrid è molto felice.
1.4 Extended reading for Mini Story - Un altro portafoglio
C’è una ragazza. Si chiama Ingrid. Ingrid è tedesca. Non è olandese. Non è senegalese. È tedesca. È di Berlino.
Ingrid ama l’arte. Ingrid studia l’italiano perché ama l’arte. Ama Da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Botticelli, e molti altri artisti. Ingrid studia l’italiano per studiare l’arte italiana.
Ingrid è nella libreria della scuola con un ragazzo. Il ragazzo di Ingrid si chiama Paulo Emilio. Paulo Emilio è brasiliano. Paulo Emilio ama lo sport. Ama il beach volley, la pallavolo (=volleyball) e il calcio (=soccer). Paulo Emilio studia l’italiano perché ama lo sport. Paulo Emilio e Ingrid sono amici.
Ingrid vuole (=wants) comprare il libro di testo per il corso di italiano. Ingrid prende il libro e va a pagare (=pay). Tira fuori (=pulls out) il portafoglio ma un cane (=dog) cattivo prende il portafoglio e corre via (=runs away)!
Il cane è grande e cattivo. È marrone. Non è bianco e non è nero. È un cane marrone. È un pastore tedesco (=German Shepherd). È un cane cattivo e molto veloce.
C’è anche un ragazzo. Si chiama Boris. Boris è russo. Non è statunitense. Non è italiano. È russo. Boris vede il cane cattivo che ha preso il portafoglio e corre. Boris corre molto veloce. Boris non è lento. È molto veloce.
Boris prende il cane e prende il portafoglio di Ingrid. Boris dà il portafoglio a Ingrid. Ingrid è molto felice. Ingrid va alla libreria e compra il libro di testo per il corso di italiano.
1.5 Mini Story - La carta d’identità
C’è un ragazzo. Si chiama Carlo.
Carlo a scuola trova una carta d’identità. È la carta d’identità di Alessia Pontoni.
Carlo cerca Alessia ma non la trova. Chiede a tutte le ragazze: “Tu, come ti chiami?”
Katerina, Valerie e Michelle dicono: “Non conosciamo Alessia. Ci dispiace.”
Carlo continua a cercare.
C’è un altro gruppo di studentesse. Una ragazza, Giovanna, dice: “Sí! Certo che la conosco! È la mia compagna di appartamento”. “Perché?” - Carlo dice: “Ho trovato (=I found) questa carta d’identità. È sua, credo (=It’s hers, I believe)”.
Giovanna e Carlo vanno da Alessia. Giovanna presenta Carlo ad Alessia.
Alessia è felice di trovare la sua carta d’identità. Alessia offre un caffè a Carlo.
1.6 Extended Reading for Mini Story - La carta d’identità
C’è un ragazzo. Si chiama Carlo. Carlo è italiano. È di Roma.
Carlo è nell’atrio della scuola e trova una carta d’identità. Sulla carta d’identità c’è un nome: Alessia Pontoni.
Vicino c’è un gruppo di studenti internazionali. Carlo va e chiede come si chiamano. “Tu, come ti chiami?” chiede a una ragazza. La ragazza risponde: “Io sono Katerina. Sono russa.” “Non è Alessia” pensa (=thinks) Carlo.
“Tu, come ti chiami?” chiede a un’altra ragazza. “Io mi chiamo Valerie” risponde.
“E tu, come ti chiami?” chiede a un’altra ragazza ancora. “Io mi chiamo Michelle”.
Carlo non trova Alessia. Allora chiede alle ragazze se conoscono (=if they know) Alessia. Ma Katerina, Valerie e Michelle dicono: “No, non conosciamo Alessia. Ci dispiace.”
Carlo continua a cercare.
C’è un altro gruppo di studentesse. Carlo continua: “Tu, come ti chiami?” La prima ragazza risponde: “Io mi chiamo Giovanna”. “E tu, come ti chiami?” chiede a un’altra ragazza. La ragazza risponde: “Io mi chiamo Renata”. “Conoscete Alessia?” chiede Carlo. Allora (=Then) Giovanna dice: “Sí! Certo che la conosco! È la mia compagna di appartamento”. “Perché?” - Carlo dice: “Ho trovato (=I found) questa carta d’identità. È sua, credo (=It’s hers, I believe)”. Giovanna dice: “Bene. Vieni. Ti porto da lei.”
Giovanna e Carlo vanno da Alessia.
Giovanna presenta Carlo ad Alessia: “Ciao Alessia, ti presento Carlo. Carlo ha trovato una cosa molto importante.”
Alessia: “Piacere, Carlo. Cosa hai trovato di tanto importante?’
Carlo: “Ho trovato la tua carta d’identità”.
Alessia: “Mamma mia! Grazie tante! Che fortuna!”
Carlo: “Prego. Non ti preoccupare.”
Alessia: “Aspetta. Vieni, ti offro un caffè. Ti va? (=Are you in the mood for it?)”
Carlo: “Sì, grazie. Molto volentieri. Dove andiamo?”
Alessia: “Qui al bar della facoltà.”
Carlo: “Benissimo!”
1.7 Mini story - Il biglietto del treno (=Train ticket)
C’è una ragazza. Si chiama Alessandra. Lei ha un’amica a Lecce. Alessandra vuole andare da Consuelo per le vacanze estive (=Summer vacation).
Consuelo ha diciassette anni e non ha la patente (=driving license) per guidare l’automobile. Alessandra va alla stazione e compra un biglietto per Lecce.
Alessandra torna a casa felice con il suo biglietto del treno per andare a Lecce da Consuelo.
Due giorni dopo Alessandra deve partire per Lecce. Ma non trova il biglietto.
Cerca il biglietto in tutta la casa.
Alessandra finalmente lo trova!
Alessandra è felice. Va alla stazione dei treni e prende il treno per Lecce.
1.8 Extended Reading - Il biglietto del treno
C’è una ragazza. Si chiama Alessandra. Alessandra è di Perugia. Alessandra vive a Perugia. È studentessa al Liceo Linguistico “Giordano Bruno” di Perugia. Studia l’inglese, lo spagnolo e il russo.
Lei ha un’amica a Lecce. L’amica di Alessandra si chiama Consuelo. Consuelo è studentessa al Liceo Scientifico “Banzi Bazoli” di Lecce. Consuelo studia matematica, scienze e biologia. Alessandra vuole vedere la sua amica Consuelo. Alessandra vuole andare da Consuelo per le vacanze estive (=Summer vacation).
Consuelo è felice di ospitare (=host) la sua amica Alessandra per le vacanze estive.
Consuelo ha diciassette anni e non ha la patente (=driving license) per guidare l’automobile. Per andare a Lecce Alessandra prende il treno. Alessandra va a Lecce la settimana prossima (=next). Va alla stazione dei treni per comprare il biglietto del treno. Alessandra va alla stazione e compra un biglietto per Lecce.
Alessandra torna a casa felice con il suo biglietto del treno per andare a Lecce da Consuelo.
Due giorni dopo Alessandra deve partire (=has to leave) per Lecce. Ma non trova il biglietto. Corre in camera sua. Cerca il biglietto ma non lo trova. Cerca il biglietto in tutta la casa. Sua mamma le dice: “Cercalo vicino alla (=next to) finestra.” Ma vicino alla finestra non c’è il biglietto.
Allora sua mamma dice: “Cercalo sotto (=under) la porta”. Ma il biglietto non è sotto la porta.
Allora sua mamma dice: “Cercalo sotto il letto (=bed)”. Ma il biglietto non è sotto il letto.
Allora sua mamma dice: “Cercalo sotto i libri”. E Alessandra finalmente lo trova! Ecco il biglietto! Il biglietto del treno è sotto i libri!
Alessandra è felice. Ha il biglietto. Alessandra prende il biglietto. Va alla stazione dei treni e prende il treno per Lecce.
1.9 Mini Story - Il primo giorno di scuola
Donatella ha un problema: domani (=tomorrow) comincia la scuola e lei non è pronta (=ready). Non ha una penna, non ha le matite, non ha un quaderno, non ha un evidenziatore, non ha un pennarello per il primo giorno di scuola! Che disastro!
Donatella telefona alla sua amica Marisa. Donatella chiede a Marisa se ha una penna blu. Marisa dà la penna blu a Donatella.
Poi Donatella telefona al suo amico Luigi. Gli chiede se ha delle matite colorate. Luigi ha delle matite colorate. Luigi dà le matite colorate a Donatella.
Poi Donatella telefona alla sua amica Barbara. Le chiede se ha un quaderno. Barbara dà un quaderno a Donatella.
Poi Donatella telefona al suo amico Corrado. Gli chiede se ha un evidenziatore. Corrado dà l’evidenziatore a Donatella.
Poi Donatella telefona alla sua amica Gessica. Le chiede se ha un pennarello. Gessica dà un pennarello a Donatella.
Adesso Donatella è pronta per la scuola!
1.10 Extended Reading - Il primo giorno di scuola
Donatella ha un problema: domani (=tomorrow) comincia la scuola e lei non è pronta (=ready). Non ha una penna, non ha le matite, non ha un quaderno, non ha un evidenziatore, non ha un pennarello per il primo giorno di scuola! Che disastro!
E il problema è che oggi è domenica e i negozi sono chiusi (=shops are closed)!
Donatella telefona alla sua amica Marisa. Donatella chiede a Marisa se ha una penna blu. Marisa è una buon’amica. Marisa ha una penna blu. Marisa dà la penna blu a Donatella. Donatella è felice perché adesso ha una penna blu.
Poi, Donatella telefona al suo amico Luigi. Gli chiede se ha delle matite colorate. Luigi è un buon amico. Luigi ha delle matite colorate. Luigi dà le matite colorate a Donatella. Donatella è felice perché adesso ha le matite colorate.
Poi, Donatella telefona alla sua amica Barbara. Le chiede se ha un quaderno. Barbara è una buon’amica. Barbara ha un quaderno. Barbara dà un quaderno a Donatella. Donatella è felice perché ha un quaderno.
Poi, Donatella telefona al suo amico Corrado. Gli chiede se ha un evidenziatore. Corrado è un buon amico. Corrado ha un evidenziatore. Corrado dà l’evidenziatore a Donatella. Donatella è felice perché ha l’evidenziatore.
Poi, Donatella telefona alla sua amica Gessica. Le chiede se ha un pennarello. Gessica è una buon’amica. Gessica ha un pennarello. Gessica dà un pennarella a Donatella. Donatella adesso è felice perché ha un pennarello.
Donatella mette tutte le cose nel suo zaino. Mette la penna, le matite, il quaderno, l’evidenziatore e il pennarello. Adesso Donatella è pronta per la scuola! È felice. E Donatella è felice perché ha tanti buoni amici!
1.11 Mini Story - L’autobus numero undici
Sofia prende l’autobus per andare a scuola. Prende l’autobus tutte le mattine. Per arrivare a scuola deve prendere l’autobus che passa sotto casa sua alle sette e quarantacinque. Però Sofia ama dormire. Ma deve prendere l’autobus delle sette e quarantacinque per arrivare a scuola alle sette e cinquantacinque.
Un giorno però, Sofia aspetta l’autobus delle sette e quarantacinque. L’autobus arriva e Sofia prende l’autobus. Ma l’autobus non va a scuola! L’autobus va allo stadio! Che disastro!
Oggi Sofia arriva tardi a scuola.
1.12 Extended Reading - L’autobus numero undici
Sofia prende l’autobus per andare a scuola. Sofia non va a scuola in automobile. Prende l’autobus tutte le mattine. Per arrivare a scuola deve prendere l’autobus che passa sotto casa sua alle sette e quarantacinque. Però Sofia ama dormire. Vuole dormire fino alle sette e un quarto. Non vuole svegliarsi.
Sofia non vive lontano dalla scuola. Vive vicino alla scuola. Vive a dieci minuti di autobus dalla scuola. Ma deve prendere l’autobus delle sette e quarantacinque per arrivare a scuola alle sette e cinquantacinque. Se non prende l’autobus delle sette e quarantacinque, Sofia deve prendere l’autobus delle sette e cinquantasette. Ma l’autobus delle sette e cinquantasette arriva a scuola tardi! Che disastro!
Un giorno però, Sofia aspetta (=waits for) l’autobus delle sette e quarantacinque. L’autobus arriva e Sofia prende l’autobus. Sofia è felice perché ha preso l’autobus delle sette e quarantacinque e arriverà a scuola in tempo. Ma l’autobus non va a scuola! L’autobus va allo stadio! Ahhh! Sofia ha preso l’autobus numero dieci. Non ha preso l’autobus numero undici. L’autobus numero undici va a scuola mentre l’autobus numero dieci va allo stadio! Che disastro!
Oggi Sofia arriva tardi a scuola.
1.13 Mini Story - Il compleanno di Sebastiano
La prossima settimana è il compleanno (=birthday) di Sebastiano. Sebastiano è molto felice. Sebastiano fa 7 anni la prossima settimana.
Ma Sebastiano è un bambino indeciso. Non sa (=knows) bene cosa vuole per il suo compleanno.
La sua amica Costanza ha un cane. Il cane della sua amica si chiama Fido. Sebastiano vuole un pastore tedesco come Fido.
Il suo amico Roberto ha un gatto. Il gatto del suo amico Roberto è piccolo e dolce. Sebastiano vuole un gatto bianco e nero (=black).
La sua amica Diletta ha un monopattino. Ha un monopattino nuovo e veloce. Diletta ha un monopattino bianco e nero. Anche Sebastiano vuole un monopattino nuovo e veloce come Diletta.
Sebastiano è indeciso. Un cane? Un gatto? Un monopattino? Tu cosa sceglieresti (What would you choose?)
1.14 Extended Reading - Il compleanno di Sebastiano
La prossima settimana è il compleanno (=birthday) di Sebastiano. Sebastiano è molto felice perché il dieci dicembre è il suo compleanno. Sebastiano ama ricevere regali e quindi il suo compleanno è un giorno speciale. Sebastiano fa 7 anni la prossima settimana.
Ma Sebastiano è un bambino indeciso. Non sa (=knows) bene cosa vuole per il suo compleanno.
La sua amica Costanza ha un cane. Il cane della sua amica Costanza è grande e grosso. È un pastore tedesco. È un cane marrone (=brown). È un cane buono ma è un cane molto grande. Troppo grande. Il cane della sua amica si chiama Fido. Sebastiano non vuole un cane grande come Fido. Però Sebastiano vuole un cane buono come Fido. Sebastiano vuole un pastore tedesco come Fido.
Il suo amico Roberto ha un gatto. Il gatto del suo amico Roberto è piccolo e dolce. È un gatto persiano. È un gatto di color arancione (=orange) e bianco (=white). È un gatto buono ma graffia (=scratches) molto tutti i bambini. Oh, no! Sebastiano vuole un gatto piccolo come il gatto di Roberto. Vuole un gatto dolce come il gatto di Roberto. Ma non vuole un gatto che graffia i bambini come il gatto di Roberto. E non vuole nemmeno un gatto arancione e bianco. Sebastiano vuole un gatto bianco e nero (=black).
La sua amica Diletta ha un monopattino. Ha un monopattino nuovo e veloce. Diletta ha un monopattino bianco e nero. Anche Sebastiano vuole un monopattino nuovo e veloce come Diletta. Ma non vuole un monopattino bianco e nero, vuole un monopattino arancione.
Mah, Sebastiano è indeciso. Un cane? Un gatto? Un monopattino? Tu cosa sceglieresti (=What would you choose?)
Capitolo 2
2.1 Mini Story - La squadra di Gioia
C’è una ragazza. Si chiama Gioia. Gioia gioca a pallavolo con le sue amiche. Gioia è molto occupata con la pallavolo.
Gioia gioca in una squadra. La squadra di Gioia si chiama Volley Club Amore. Ci sono sei ragazze nella squadra di Gioia. Una ragazza è Gioia. Le altre ragazze si chiamano Consuelo, Beatrice, Ana Paula, Simona e Nadia. Gioia adora le sue compagne di squadra. Sono tutte amiche.
Consuelo è di Roma. Beatrice lavora in un bar di Vicenza. Ana Paula è brasiliana. È di Rio de Janeiro. Simona è allegra e ottimista. Nadia è rumena e vive in Italia con i suoi nonni.
C’è anche l’allenatrice (=female coach). L’allenatrice si chiama Giulia.
2.2 Extended Reading - La squadra di Gioia
C’è una ragazza. Si chiama Gioia. Gioia gioca a pallavolo. A Gioia piace tantissimo giocare a pallavolo. Gioia gioca a pallavolo con le sue amiche. Gioia gioca a pallavolo tutti i giorni. Dalle 7 alle 9 di sera. Gioia è molto occupata con la pallavolo.
Gioia gioca in una squadra. La squadra di Gioia si chiama Volley Club Amore. Ci sono sei ragazze nella squadra di Gioia. Una ragazza è Gioia. Le altre ragazze si chiamano Consuelo, Beatrice, Ana Paula, Simona e Nadia. Gioia adora le sue compagne di squadra. Sono tutte amiche.
Consuelo è di Roma ma vive a Vicenza. Ha 19 anni. Anche Gioia ha 19 anni. Tutte le ragazze hanno 19 anni. Consuelo è alta e magra. È molto veloce e salta molto. Consuelo è molto brava a pallavolo. È anche divertente e rumorosa. È molto simpatica. Consuelo studia all’Università di Roma.
Beatrice è anche alta e magra. Anche Beatrice ha 19 anni. È timida ma è simpatica e socievole. Beatrice lavora in un bar di Vicenza.
Ana Paula è brasiliana. È di Rio de Janeiro. Vive in Italia da 10 anni con i suoi genitori. Anche lei ha 19 anni. È castana, alta e socievole. È intelligente ed è molto atletica. Ana Paula studia all’Istituto Superiore di Educazione Fisica di Padova. Ana Paula parla portoghese e italiano.
Simona è allegra e ottimista. Anche lei ha 19 anni. Non è alta ma è molto brava ed è molto veloce.
Nadia è rumena. È di Bucarest. Vive in Italia da 15 anni con i suoi nonni, non con i suoi genitori. I suoi genitori non sono in Italia. Vivono in Romania. Lei va spesso a trovarli. I suoi nonni vivono a Vicenza. Nadia parla rumeno e italiano.
Questa è la squadra di Gioia. Le ragazze sono tutte buone amiche. Si vogliono bene. A tutte piace tantissimo giocare a pallavolo.
Ah, dimenticavo. C’è anche l’allenatrice (=coach). L’allenatrice si chiama Giulia. Giulia ha studiato all’Istituto Superiore di Educazione Fisica a Torino. Giulia è di Trieste ma adesso vive a Vicenza per allenare la squadra Volley Club Amore.
2.3 Mini Story - La famiglia di Gioia
Nella casa di Gioia vivono 5 persone. Sua mamma, suo papà e i suoi due fratelli.
Giorgio e Roberto giocano a calcio a Vicenza e sono molto bravi.
Gioia ha anche tre nonni che sono ancora vivi.
Gioia vede spesso anche gli zii perché vivono a Venezia.
I suoi genitori, Letizia e Vittorio, lavorano.
Quando possono (=When they can), passano i fine settimana insieme e parlano molto della scuola, del lavoro e delle loro attività.
2.4 Extended Reading - La famiglia di Gioia
La famiglia di Gioia non è né grande né piccola. Nella sua casa vivono 5 persone. Sua mamma, che si chiama Letizia, suo papà, che si chiama Vittorio e i suoi due fratelli, Giorgio e Roberto. Giorgio ha 16 anni e Roberto ha 14 anni. Gioia non ha sorelle, ma ha due fratelli.
Giorgio e Roberto giocano a calcio a Vicenza e sono molto bravi. Giorgio fa il liceo a Vicenza mentre Roberto fa l’Istituto Tecnico Industriale. Non sono studenti eccezionali, ma fanno i compiti e studiano. Anche a loro piace moltissimo lo sport. Soprattutto il calcio. Giocano a calcio quasi tutti i giorni.
Gioia ha anche tre nonni che sono ancora vivi. Nonno Umberto, nonna Maria e nonna Elisabetta. Vivono tutti a Vicenza e Gioia li vede spesso.
Gioia vede spesso anche gli zii perché vivono a Venezia. Venezia è vicino a Vicenza.
A casa Gioia è fortunata perché ha una camera solo per lei. Giorgio e Roberto, invece, vivono nella stessa camera. A loro piace vivere insieme. E a Gioia piace stare sola. Così sono tutti felici.
I suoi genitori, Letizia e Vittorio, lavorano. Letizia fa la giornalista. Scrive per Il Giornale di Vicenza. Letizia lavora di sera. Vittorio fa l’elettricista. Tutti e due lavorano molto ma sono felici. A tutti e due piace il loro lavoro.
Quando possono (=When they can), passano i fine settimana insieme e parlano molto della scuola, del lavoro e delle loro attività. Ma il sabato Gioia spesso gioca il campionato di pallavolo mentre Giorgio e Roberto giocano il campionato di calcio la domenica mattina.
2.5 Mini Story - La casa di Ana Paula
A Gioia piace tantissimo passare il tempo con le sue compagne di squadra. Soprattutto, le piace passare il tempo con Ana Paula e Nadia.
La casa di Ana Paula è molto interessante perché ci sono sempre molti studenti. In questo momento ci sono Frederick e José Tomás. Frederick e José Tomás non sono italiani. Frederick è tedesco. È di Bonn e studia architettura all’Università di Venezia. A Frederick piace molto Ana Paula. E anche Ana Paula pensa (=thinks) che Frederick sia (=is) un bel ragazzo.
José Tomás è un altro studente internazionale. José Tomás è spagnolo. José Tomás studia lingue e letterature e parla spagnolo, italiano, inglese e francese. José Tomás è molto felice perché sta imparando molto in Italia. A José Tomás piace molto la famiglia di Ana Paula.
2.6 Extended Reading - La casa di Ana Paula
A Gioia piace tantissimo passare il tempo con le sue compagne di squadra. Soprattutto, le piace passare il tempo con Ana Paula e Nadia. Ana Paula e Nadia non sono italiane. Sono straniere. Hanno un’esperienza di vita (=life) molto diversa da Gioia. Secondo (=According to) Gioia sono molto interessanti.
La casa di Ana Paula è molto interessante perché ci sono sempre molti studenti. I genitori di Ana Paula ospitano (=host) degli studenti internazionali che sono a Vicenza per studiare all’Università di Vicenza, Padova o Venezia.
In questo momento ci sono Frederick e José Tomás. Frederick e José Tomás non sono italiani. Sono stranieri. Sono studenti internazionali. Frederick è tedesco. È di Bonn e studia architettura all’Università di Venezia. Frederick vive a Vicenza con la famiglia di Ana Paula e va tutti i giorni a Venezia con il treno (=train). La famiglia di Ana Paula vive vicino alla stazione dei treni così (=so) è molto facile per Frederick prendere (=take) il treno e andare a Venezia dove studia. Frederick è alto e timido. Ha i capelli neri. È simpatico e tranquillo. Non è rumoroso. A Frederick piace molto Ana Paula. E anche Ana Paula pensa (=thinks) che Frederick sia (=is) un bel ragazzo.
José Tomás è un altro studente internazionale. José Tomás è spagnolo. È di Santander, una città nel nord della Spagna. Santander è nella regione Cantabria. José Tomás studia lingue e letterature e parla spagnolo, italiano, inglese e francese. Nel futuro, José Tomás vuole insegnare lingue in un liceo o all’università in Spagna. Adesso, José Tomás studia all’Università di Padova. Vive a Vicenza con la famiglia di Ana Paula perché studia anche il portoghese. Tutta la famiglia di Ana Paula parla portoghese, così José Tomás parla portoghese con loro. Parla portoghese con il papà di Ana Paula e anche con sua mamma. José Tomás è molto felice perché sta imparando molto in Italia. A José Tomás piace molto la famiglia di Ana Paula.
2.7 Mini Story - La casa di Nadia
Anche la casa di Nadia è molto interessante. Nadia non è italiana. È rumena.
Suo papà fa il meccanico per la Mercedes e lavora in centro a Vicenza. Lavora cinque giorni a settimana dalle 8:30 alle 17:30.
La moglie di Adrian si chiama Nicoleta e fa l’infermiera (=nurse).
A casa di Nadia ci sono spesso (=often) altri parenti. Adesso c’è la nonna di Nadia. È la mamma di Nicoleta. Si chiama Dorotea. Dorotea è anziana. Nonna Dorotea e tutti i membri della famiglia di Nadia parlano l’italiano molto bene.
Qualche volta viene anche lo zio. Lui si chiama Iancu. Iancu vive in Romania. Iancu fa il tassista a Bucarest ed è sposato. Sua moglie si chiama Gratiela. Iancu e Gratiela hanno due figli. Il loro figlio maggiore si chiama Sebastian e il loro figlio minore si chiama Roman.
2.8 Extended Reading - La casa di Nadia
Anche la casa di Nadia è molto interessante. Nadia non è italiana. È rumena. È nata a Bucarest. Anche i suoi genitori sono nati a Bucarest. Suo papà era un fan della famosissima ginnasta rumena Nadia Comaneci e per questo ha dato a sua figlia il nome di Nadia. Per ricordare la grande sportiva rumena.
Suo papà fa il meccanico per la Mercedes e lavora in centro a Vicenza. Lavora cinque giorni a settimana dalle 8:30 alle 17:30. Ha un’ora di pausa per il pranzo (=lunch) dall’una alle due. Gli piace il suo lavoro e guadagna (=earn) bene. Suo papà si chiama Adrian. Lui è allegro e ottimista. È anche divertente e simpatico. Non è timido e non è alto.
La moglie di Adrian si chiama Nicoleta e fa l’infermiera. Fa i turni (=shifts) e lavora anche sulle ambulanze. È un lavoro difficile ma a Nicoleta piace. Lei è intelligente e affettuosa. Non è timida.
A casa di Nadia ci sono spesso (=often) altri parenti. Questi parenti non vivono con la famiglia di Nadia, ma vengono a far visita. Quindi Gioia ha l’opportunità di conoscere molte persone.
Adesso c’è la nonna di Nadia. È la mamma di Nicoleta, non quella di Adrian. La mamma di Adrian purtroppo è morta qualche (=some) anno fa (=ago). La mamma di Nicoleta (nonna di Nadia) si chiama Dorotea. Dorotea è anziana. Ha 85 anni. È attiva, simpatica e divertente. È allegra e dinamica. Dorotea racconta (=narrates) le storie di quando era (=was) giovane. A Nadia e a Gioia piace ascoltare le storie di nonna Dorotea. Nonna Dorotea e tutti i membri della famiglia di Nadia parlano l’italiano molto bene. Parlano anche il rumeno e l’inglese.
Qualche volta viene anche lo zio. Il fratello di Adrian. Lui si chiama Iancu. Iancu non vive in Italia, vive in Romania. Iancu fa il tassista a Bucarest ed è sposato. Sua moglie si chiama Gratiela. Gratiela è zia di Nadia. Ma Gratiela non va spesso in Italia. A Gratiela piace stare in Romania. Gratiela fa la casalinga (=housewife), quindi lavora moltissimo. Iancu e Gratiela hanno due figli. Il loro figlio maggiore si chiama Sebastian e il loro figlio minore si chiama Roman. Sebastian ha 10 anni e Roman ha 6 anni. Sono ancora (=still) piccoli e non vanno in Italia a trovare la cugina Nadia.
2.9 Mini Story - Le famiglie di Simona, Consuelo e Beatrice
Simona è di Treviso. Simona vive con sua mamma Adriana. Suo papà purtroppo (=unfortunately) è morto quando Simona aveva cinque anni. Con Simona e Adriana vive anche la compagna di Adriana che si chiama Susanna. Susanna e Adriana sono in una relazione (=relationship) da dieci anni.
Consuelo vive a Vicenza ma la sua famiglia è di Roma. Consuelo ha un fratello e una sorella. Suo fratello si chiama Giuseppe e ha 21 anni. Sua sorella si chiama Antonella e ha 17 anni.
Beatrice vive a Vicenza. Beatrice vive con i suoi nonni. Suo nonno si chiama Umberto e sua nonna si chiama Elisabetta. I suoi nonni non lavorano.
2.10 Extended Reading - Le famiglie di Simona, Consuelo e Beatrice
Simona gioca a pallavolo con Gioia. Simona è di Treviso. Abita a Treviso con la sua famiglia. Simona vive in una casa del centro città. Simona vive con sua mamma Adriana. Suo papà purtroppo (=unfortunately) è morto quando Simona aveva cinque anni. Simona è figlia unica. Con Simona e Adriana vive anche la compagna di Adriana che si chiama Susanna. Susanna e Adriana sono in una relazione (=relationship) da dieci anni. Si amano. Però purtroppo non possono sposarsi perché in Italia le coppie omosessuali non possono sposarsi.
Ma anche Susanna è come una mamma per Simona. Simona è molto felice. Adriana e Susanna sono anche molto felici.
Consuelo vive a Vicenza ma la sua famiglia è di Roma. I suoi genitori lavorano nella periferia (=suburbs) di Roma. Suo papà si chiama Renato e sua mamma si chiama Mara. Renato e Mara convivono ma non sono sposati. Consuelo ha un fratello e una sorella. Suo fratello si chiama Giuseppe e ha 21 anni. Sua sorella si chiama Antonella e ha 17 anni. Consuelo ha 19 anni.
Beatrice vive a Vicenza. Beatrice lavora in un bar di Vicenza. Beatrice vive con i suoi nonni. Suo nonno si chiama Umberto e sua nonna si chiama Elisabetta. I suoi nonni non lavorano. Beatrice non ha fratelli o sorelle. I suoi genitori sono morti alcuni (=some) anni fa (=ago).
2.11 Mini Story - Un torneo internazionale
Un giorno Giulia, l’allenatrice della squadra di Gioia, riceve un invito a un torneo negli Stati Uniti, a San Diego. È un torneo internazionale molto importante.
Ma c’è un problema: non tutte le ragazze hanno il passaporto. C’è anche un altro problema. Il viaggio costa diecimila euro e le ragazze devono (=they have to) trovare (=find) uno sponsor.
Giulia trova uno sponsor che dà diecimila euro alla squadra! Adesso la squadra ha i soldi necessari!
Il torneo è a Oceanside e a San Diego. Un gruppo di squadre gioca a Oceanside e un gruppo di squadre gioca a San Diego. Ci sono squadre di molti paesi: c’è una squadra messicana, una squadra canadese, una squadra giapponese, una squadra cinese, una squadra francese, una squadra spagnola, una squadra argentina, una squadra dominicana e una squadra colombiana.
2.12 Extended Reading - Un torneo internazionale
Un giorno Giulia, l’allenatrice della squadra di Gioia, riceve un invito a un torneo negli Stati Uniti, a San Diego. È un torneo internazionale molto importante. È un’opportunità stupenda per le ragazze! Andare a giocare negli Stati Uniti! Che bello!
La sera la squadra ha un allenamento (=training) e Giulia dà la notizia (=news) alle ragazze. Sono tutte felicissime! Non vedono l’ora (=They cannot wait) di andare negli Stati Uniti! Ma c’è un problema: non tutte le ragazze hanno il passaporto. C’è anche un altro problema. Il viaggio costa diecimila euro e le ragazze devono (=they have to) trovare (=find) uno sponsor.
Ma Giulia trova uno sponsor che dà diecimila euro alla squadra! Adesso la squadra ha i soldi necessari! Le ragazze fanno il passaporto e sono tutte pronte (=ready) per andare.
Il torneo è a Oceanside e a San Diego. Un gruppo di squadre gioca a Oceanside e un gruppo di squadre gioca a San Diego. Le partite di Oceanside si giocano al College MiraCosta mentre le partite di San Diego si giocano all’Università San Diego State. Ci sono squadre di molti paesi: c’è una squadra messicana, una squadra brasiliana, una squadra giapponese, una squadra cinese, una squadra francese, una squadra spagnola, una squadra argentina, una squadra dominicana e una squadra statunitense. E poi c’è la squadra di Gioia che è italiana. Le squadre del gruppo di San Diego sono la squadra messicana, la squadra brasiliana, la squadra argentina, la squadra statunitense e la squadra francese. Le squadre del gruppo di Oceanside sono la squadra cinese, la squadra spagnola, la squadra dominicana, la squadra giapponese e la squadra italiana.
2.13 Mini Story - In pizzeria
Il torneo dura (=lasts) una settimana. Le ragazze italiane si divertono (=have fun) molto.
Domenica sera, alla fine del torneo, tutte le squadre vanno in pizzeria per mangiare.
Tutte le giocatrici mangiano una pizza.
Le ragazze italiane parlano tanto con le ragazze di tutti gli altri paesi. Tutte le ragazze fanno amicizia (=friendship). Si scambiano (=They exchange) i loro numeri di telefono, gli indirizzi email e diventano amiche in Facebook, Instagram e Snapchat.
Ana Paula, invece, parla molto con le ragazze della squadra brasiliana. Parlano in portoghese. Alcune ragazze brasiliane sono della stessa città di Ana Paula, Rio de Janeiro.
Per tutte le ragazze è un’esperienza incredibile! Sono felici, però sono anche tristi perché domani devono prendere l’aereo per tornare a casa. :(
2.14 Extended Reading - In pizzeria
Il torneo dura (=lasts) una settimana. Le ragazze italiane si divertono (=have fun) molto.
Domenica sera, alla fine del torneo, tutte le squadre vanno in pizzeria per mangiare.
Tutte le giocatrici mangiano una pizza. Le giocatrici della squadra italiana mangiano una pizza.
Simona e Gioia prendono una pizza Margherita, che ha solo il formaggio (=cheese) e il pomodoro (=tomato). Consuelo mangia una Quattro Stagioni (=seasons). La pizza Quattro Stagioni ha carciofini (=artichokes), prosciutto (=ham) e funghi (=mushrooms).
Giulia, Beatrice e Nadia mangiano una prosciutto e funghi.
Le ragazze italiane parlano tanto con le ragazze di tutti gli altri paesi. Tutte le ragazze fanno amicizia (=friendship). Si scambiano (=They exchange) i loro numeri di telefono, gli indirizzi email e diventano amiche in Facebook, Instagram e Snapchat.
In particolare, le ragazze italiane scambiano gli indirizzi email con le ragazze giapponesi, le statunitensi e le messicane.
Ana Paula, invece, parla molto con le ragazze della squadra brasiliana. Parlano in portoghese. Alcune ragazze brasiliane sono della stessa città di Ana Paula, Rio de Janeiro. Ma altre ragazze sono di San Paolo, la città dei genitori di Ana Paula. A San Paolo del Brasile c’è una grandissima comunità italiana. Alcune delle ragazze di San Paolo parlano italiano e quindi parlano facilmente con le ragazze italiane.
Per tutte le ragazze è un’esperienza incredibile! Sono felici, però sono anche tristi perché domani devono (=they have to) prendere l’aereo per tornare a casa. :(
Capitolo 3
3.1 Mini Story - Bruno e Carla
Bruno e Carla sono studenti all’Università di Pisa. Sono compagni di appartamento. Sono occupatissimi.
Il lunedì vanno all’università di mattina. Il martedì studiano in biblioteca.
Il mercoledì Carla lavora in un bar del centro.
Il giovedì sera vanno in palestra.
Il venerdì escono con gli amici.
Il sabato Carla legge e ascolta musica.
La domenica vanno a cena fuori.
Bruno e Carla sono buoni amici.
3.2 Extended Reading - Bruno e Carla
Bruno e Carla sono studenti all’Università di Pisa. Sono compagni di appartamento. Vivono a Pisa vicino a Piazza dei Miracoli dove c’è la famosissima Torre Pendente.
Bruno è molto occupato. Anche Carla è molto occupata.
Durante la settimana fanno le seguenti attività.
Il lunedì vanno all’università di mattina. Di sera vanno in palestra.
Il martedì studiano in biblioteca.
Il mercoledì Carla lavora in un bar del centro. Bruno lavora in un supermercato vicino alla Torre Pendente.
Il giovedì vanno a lezione di pomeriggio. Di sera vanno in palestra.
Il venerdì escono con gli amici. Bruno esce con Gianni e Lorenzo. Carla esce con Romina e Giulia.
Il sabato Bruno va al cinema. Bruno studia cinematografia. Carla legge e ascolta musica.
La domenica fanno sport. Bruno e Carla vanno in bicicletta. La sera vanno a cena fuori.
Bruno e Carla sono buoni amici. Fanno molte attività insieme (=together), ma sono solo buoni amici. Bruno e Carla non sono innamorati. Non sono fidanzati. Bruno e Carla sono buoni amici.
3.3 Mini Story - La foto del mio profilo Instagram
In questa storia ci sono due amici: Gianna e Roberto. Sono in treno e parlano di Instagram.
Gianna vuole cambiare (=change) la foto del suo profilo ma non sa che foto scegliere (=choose). Gianna ha molte foto. In una foto Gianna fa sport: gioca a pallacanestro. È con le compagne di squadra. In una foto Gianna balla. Poi, ha una foto in cui è a un concerto di musica rock. Ma Gianna ha anche una foto con le sue compagne dell’università. E ha anche una foto con Asia Argento, la sua attrice preferita. Cosa scegliere?
Per Roberto, scegliere la foto del profilo è facile. A Roberto piace tantissimo la musica rock. Lui suona la chitarra.
Ma Gianna non sa scegliere. “Cosa faccio?” dice Gianna a Roberto.
Roberto guarda le foto di Gianna e dice: “Questa foto in cui balli è la più bella di tutte. Usa questa!”
3.4 Extended Reading - La foto del mio profilo Instagram
In questa storia ci sono due amici: Gianna e Roberto. Gianna e Roberto sono in treno e vanno a lezione all’Università di Pesaro. Sono in treno e parlano di Instagram.
Gianna vuole cambiare (=change) la foto del suo profilo ma non sa che foto scegliere (=choose). Gianna ama lo sport e ama ballare. Ama la musica rock e non sopporta la musica jazz. A Gianna piace anche studiare e andare al cinema. Insomma, a Gianna piacciono molte cose e non sa che foto scegliere. Vuole (=She wants) una che rappresenti bene la sua personalità e le cose che preferisce.
Gianna ha molte foto. In una foto Gianna fa sport: gioca a pallacanestro. È con le compagne di squadra. In una foto Gianna balla. Poi, ha una foto in cui è a un concerto di musica rock. È un concerto degli U2. Gianna è andata a vedere gli U2 a Modena l’anno passato con il suo ragazzo. Al concerto ha fatto un selfie con il suo ragazzo vicino (=close) il palco (=stage). Ma Gianna ha anche una foto con le sue compagne dell’università. Questa foto rappresenta il suo amore per lo studio. E ha anche una foto con Asia Argento, la sua attrice preferita. Gianna ama il cinema. Cosa scegliere?
Per Roberto, scegliere la foto del profilo è facile. Roberto ama tantissimo la musica rock. Lui suona la chitarra. Il suo chitarrista preferito è Eric Clapton. Roberto suona in un gruppo musicale (=band) e fa concerti ogni sabato sera. Roberto è molto bravo con la chitarra elettrica. Durante un concerto Gianna ha fatto una foto a Roberto con la sua chitarra elettrica. Roberto ha messo questa foto come foto del profilo.
Ma Gianna non sa scegliere. “Cosa faccio?” dice Gianna a Roberto.
Roberto guarda le foto di Gianna e dice: “Questa foto in cui balli è la più bella di tutte. Usa questa!” Gianna è convinta (=convinced) e risponde: “Hai ragione! Uso questa. Questa foto rappresenta bene la mia personalità socievole, sportiva, artistica e attiva! Grazie!”
3.5 Mini Story - Mare o montagna?
Alessio e Serena sono due compagni di appartamento. Sono amici. Ma hanno gusti completamente differenti. Alessio e Serena vivono a Roma, nel quartiere di Trastevere.
Quando vanno in vacanza (=vacation) ad Alessio piace andare al mare, invece a Serena piace la montagna. E ad Alessio piace il relax, mentre a Serena piace l’avventura.
Per leggere, ad Alessio piacciono gli e-book, invece a Serena piacciono i libri.
Insomma, Serena ed Alessio sono diversissimi!!!!
Un giorno Alessio vince (=wins) una vacanza di una settimana a Cortina. Che fortuna! Ma, un momento, Cortina è in montagna.
Il giorno dopo Serena vince una vacanza ad Ostuni. Che fortuna! Ma c’è un problema: Ostuni è sul mare e a Serena non piace il mare.
Serena e Alessio si scambiano le vacanze e adesso sono tutti felici. Alessio può andare a Ostuni mentre Serena può andare a Cortina!
3.6 Extended Reading - Mare o montagna?
Alessio e Serena sono due compagni di appartamento. Sono amici. Ma hanno gusti completamente differenti. Alessio e Serena vivono a Roma, nel quartiere di Trastevere.
Alessio ama i cani, non sopporta i gatti. Serena invece ama i gatti e non sopporta i cani. Alessio ama le metropoli e non sopporta i paesini piccoli. Invece a Serena piacciono i paesini piccoli e non sopporta le metropoli. Alessio e Serena vivono a Roma, quindi Alessio è felice mentre Serena non è molto felice. Roma è una metropoli.
Quando vanno in vacanza (=vacation) ad Alessio piace andare al mare. Non gli piace la montagna. Invece a Serena piace la montagna. Non le piace il mare. E ad Alessio piace il relax, mentre a Serena piace l’avventura.
A tavola Alessio preferisce il dolce mentre Serena preferisce il salato. Alessio preferisce il caffè invece Serena preferisce il tè. Per leggere, ad Alessio piacciono gli e-book, invece a Serena piacciono i libri.
Insomma, Serena ed Alessio sono diversissimi!!!
Ma hanno anche qualcosa in comune: a tutti e due piace la canzone d’autore italiana. Tutti e due amano Gaber e De Andrè. A nessuno dei due piace la musica elettronica. A nessuno dei due piace la musica da discoteca. Quindi possono (=they can) ascoltare musica insieme (=together).
Un giorno Alessio vince (=wins) una vacanza di una settimana a Cortina. Che fortuna! Ma, un momento, Cortina è in montagna. Ad Alessio non piace la montagna.
Il giorno dopo Serena vince una vacanza ad Ostuni. Che fortuna! Ma c’è un problema: Ostuni è sul mare e a Serena non piace il mare. Lei preferisce la montagna.
Alessio dice a Serena: “ Guarda, ho vinto una vacanza in montagna, a Cortina d’Ampezzo. Ma io odio la montagna.”
Serena dice ad Alessio: “E io ho vinto una vacanza al mare, a Ostuni. Ma a me non piace il mare. Facciamo cambio? (=Should we exchange them?)”
Serena e Alessio si scambiano le vacanze e adesso sono tutti felici. Alessio può andare ad Ostuni mentre Serena può andare a Cortina!
3.7 Mini Story - Le origini
Questa storia ha inizio in Africa. Questa storia ha inizio in un paese dell’Africa che si chiama Eritrea. Ha inizio nel 1975. Meb è il protagonista della nostra storia. Meb nasce in Eritrea nel 1976.
Da bambino non ha molte cose perché in Eritrea c’è la guerra (=war) per l’indipendenza. Meb deve andare a scuola a piedi. Spesso senza scarpe (=shoes) e i suoi vestiti sono spesso rotti (=broken). Deve andare dappertutto (=everywhere) a piedi.
La famiglia di Meb è dell’etnia tigrina e quindi Meb parla la lingua tigrina che è la più diffusa in Eritrea. La lingua tigrina ha molte parole italiane perché l’Italia era presente in Eritrea a partire dal 1879.
3.8 Extended Reading - La Storia di Meb
Questa storia ha inizio in Africa. Questa storia ha inizio in un paese dell’Africa che si chiama Eritrea. Ha inizio nel 1975. Il 5 maggio 1975, in Eritrea nasce Meb. Meb è il protagonista della nostra storia. L’Eritrea è un paese dell’Africa Occidentale che confina con il Sudan a Nord, l’Etiopia e Gibuti a Sud. L’Eritrea è bagnata (=wet) dal Mar Rosso. La capitale dell’Eritrea è Asmara.
Meb nasce in Eritrea nel 1975. È un bambino molto intelligente e coraggioso. Da bambino non ha molte cose perché in Eritrea c’è la guerra (=war) per l’indipendenza. Non è facile andare a scuola. È pericoloso andare a scuola. Quando Meb è bambino in Eritrea non ci sono scuole pubbliche. Bisogna pagare per andare a scuola. La famiglia di Meb non ha l’automobile e non ci sono trasporti pubblici. Non ci sono autobus e non ci sono scuolabus. Meb deve andare a scuola a piedi. Spesso senza scarpe (=shoes) e i suoi vestiti sono spesso rotti (=broken). Deve andare dappertutto (=everywhere) a piedi.
Nel villaggio dove è nato Meb solo una persona ha la macchina. Tutti gli altri vanno sempre a piedi. Camminano o corrono.
La famiglia di Meb è dell’etnia tigrina e quindi Meb parla la lingua tigrina che è la più diffusa in Eritrea. La lingua tigrina ha molte parole italiane perché l’Italia era presente in Eritrea a partire dal 1879. Nel censimento (=census) di Asmara, la capitale, ci sono 5### 3.000 italiani su una popolazione totale di 98.000 abitanti (=inhabitants).
3.9 Mini story - In Italia
All’inizio degli anni 80 la situazione in Eritrea è difficile e pericolosa. Allora il padre di Meb lascia la famiglia e va a lavorare in Italia. Va in Italia nel 1981.
Nel 1986 il padre ha abbastanza soldi per far venire anche Meb. Ecco che Meb va in Italia.
Per Meb è la prima esperienza fuori dall’Eritrea. L’Italia è molto diversa dall’Eritrea.
Tutto è nuovo e interessante per un bambino sveglio (=smart) e intelligente come Meb.
Meb passa un anno e mezzo in Italia.
In Italia Meb gioca a calcio con i suoi compagni di scuola e con suo papà. A Meb piace tantissimo il calcio. Vuole diventare un calciatore (=soccer player) professionista. Meb è veloce. È molto veloce.
In Italia, Meb mangia molto gelato. È timido perché non parla italiano ma a scuola è molto bravo in matematica.
Meb e suo padre vivono a Milano in via Gluck 15.
3.10 Extended Reading - In Italia
All’inizio degli anni 80 la situazione in Eritrea è difficile e pericolosa. Allora il padre di Meb lascia la famiglia e va a lavorare in Italia. Va in Italia nel 1981. Per andare in Italia il padre di Meb deve prima andare a piedi fino al Sudan. Il padre di Meb lavora per sei anni in Italia. Durante questi sei anni il padre di Meb manda soldi alla famiglia che è ancora in Eritrea. Così Meb può crescere e all’età di otto anni Meb va a scuola. In Italia, il padre di Meb ha anche due o tre lavori allo stesso tempo. Il suo capo (=boss) lo aiuta prestandogli (=lending him) dieci milioni di lire.
Nel 1986 il padre ha abbastanza soldi per far venire anche Meb. Ecco che Meb va in Italia.
Per Meb è la prima esperienza fuori dall’Eritrea. L’Italia è molto diversa dall’Eritrea. Per esempio, è la prima volta che Meb vede persone di pelle bianca. Tutto è nuovo e interessante per un bambino sveglio (=smart) e intelligente come Meb. Meb passa un anno e mezzo in Italia. Passa parte del suo tempo in Italia a Milano, e parte a Monza. A Monza, Meb va a scuola. Frequenta una scuola pubblica gestita (=managed) dalle suore (=nuns). Le persone sono molto buone con Meb.
In Italia Meb gioca a calcio con i suoi compagni di scuola e con suo papà. A Meb piace tantissimo il calcio. Vuole diventare un calciatore (=soccer player) professionista. Meb è veloce. È molto veloce.
In Italia, Meb mangia molto gelato. È timido perché non parla italiano ma a scuola è molto bravo in matematica.
Meb e suo padre vivono a Milano in via Gluck 15. La via Gluck è una strada famosa perché il cantante (=singer) Adriano Celentano ha scritto una famosissima canzone per questa strada. Infatti, Adriano Celentano è nato in via Gluck 1### 4.
3.11 Mini story - La famiglia e l’arrivo a San Diego
Meb ha una grande famiglia. La famiglia è molto importante nella cultura eritrea.
Meb è sposato. Sua moglie si chiama Yordanos. Meb e Yordanos hanno tre figlie. Le loro figlie si chiamano Sara, Fiyori e Yoanna.
Meb va a trovare i suoi cugini in Eritrea ogni tanto.
Meb è arrivato negli Stati Uniti nell’ottobre del 1987. Quando ha iniziato la scuola superiore, Meb è andato alla San Diego High School.
Meb corre velocissimo e vince molte gare (=races). Dopo le superiori, Meb vince una borsa di studio (=scholarship) per andare a UCLA. Anche a UCLA Meb continua a correre e a vincere tantissime gare. È un atleta fortissimo.
3.12 Extended Reading - La famiglia e l’arrivo a San Diego
Meb ha una grande famiglia. La famiglia è molto importante nella cultura eritrea. La famiglia è molto importante anche nella cultura italiana.
Meb è sposato. Sua moglie si chiama Yordanos. Meb e Yordanos si sono sposati nel novembre del 2005. Meb e Yordanos hanno tre figlie. Le loro figlie si chiamano Sara, Fiyori e Yoanna. Sara ha undici anni, Fiyori ha nove anni e Yoanna ha sette anni. Meb ha anche molti fratelli e sorelle. Tutti i suoi fratelli e sorelle sono negli Stati Uniti. Vivono in California, in Indiana e in Texas. Ma molti cugini da parte del padre sono ancora in Eritrea. Meb va a trovare i suoi cugini in Eritrea ogni tanto. Meb e la sua famiglia vivono a San Diego.
Meb è arrivato negli Stati Uniti nell’ottobre del 1987. Quando ha iniziato la scuola superiore, Meb è andato alla San Diego High School. Un giorno, nella classe di educazione fisica, il professore ha detto che gli studenti che avessero corso veloce avrebbero ricevuto una A. Meb vuole una A e sa che può correre veloce. Quel giorno corre e il professore lo invita a far parte della squadra di atletica leggera (=track and field).
Meb continua a correre velocissimo e vince molte gare (=races). Dopo le superiori, Meb vince una borsa di studio (=scholarship) per andare ad un’università prestigiosissima: l’Università della California a Los Angeles, UCLA. Meb è molto felice.
Anche a UCLA Meb continua a correre e a vincere tantissime gare. È un atleta fortissimo.
3.13 Mini story - Il campione
Meb vince tantissime gare quando frequenta UCLA. Ma dopo UCLA Meb continua a vincere. Nel 2004 si qualifica per i Giochi olimpici di Atene. Nel 1998 è stato naturalizzato statunitense.
Quando frequenta UCLA, Meb vince quattro titoli NCAA.
Partecipa anche alle Olimpiadi di Londra nel 2012 dove arriva quarto e alle Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016.
Ma Meb vince anche le due maratone più importanti del mondo: la maratona di New York e la maratona di Boston.
In tutto Meb ha corso 26 maratone professionistiche ed è arrivato moltissime volte nei primi dieci. Meb è uno dei maratoneti più famosi della storia.
3.14 Mini story - Il campione ( Extended Reading )
Meb vince tantissime gare quando frequenta UCLA. Adesso Meb è nella Hall of Fame dell’atletica leggera di UCLA.
Ma dopo UCLA Meb continua a vincere. Nel 2004 si qualifica per i Giochi olimpici di Atene dove la maratona ha un’importanza enorme. Meb arriva secondo, vincendo (=winning) la medaglia d’argento. Meb corre per gli Stati Uniti. Nel 1998 è stato naturalizzato statunitense.
Quando frequenta UCLA Meb vince quattro titoli NCAA. Nella sua carriera ha vinto 23 campionati nazionali americani.
Ha partecipato anche alle Olimpiadi di Londra nel 2012 dove è arrivato quarto e alle Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016.
Ma Meb ha vinto anche le due maratone più importanti del mondo: la maratona di New York e la maratona di Boston. Meb ha vinto la maratona di New York nel 2009 e ha vinto la maratona di Boston nel 201### 4. L’anno dopo l’attentato terroristico alla maratona di Boston.
In tutto Meb ha corso 26 maratone professionistiche ed è arrivato moltissime volte nei primi dieci. Ha rappresentato gli Stati Uniti in quattro Olimpiadi e l’ultima volta, nelle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2014, Meb aveva (=had) 39 anni. Meb è uno dei maratoneti più famosi della storia.
Captiolo 4
4.1 Mini Story - Un appuntamento al buio
C’è una ragazza che si chiama Carla. C’è un ragazzo che si chiama Bruno. E c’è anche un’altra ragazza che si chiama Paola. Bruno non conosce Paola.
Carla pensa: “Che bello se Bruno e Paola si conoscessero! (=if they would know each other). Organizzo una cena.”
Bruno e Paola sono molto emozionati!
L’appuntamento è al ristorante La Scaletta a Pisa, venerdì 15 settembre alle 8:30 di sera.
Bruno si prepara per l’appuntamento. Paola si mette un vestito elegante di Dolcep e Gabbana. È nervosa.
Finalmente, Bruno e Paola si conoscono. Si divertono. A Bruno piace Paola. A Paola piace Bruno. Forse (=Maybe) è l’inizio di una storia d’amore.
4.2 Extended Reading - Un appuntamento al buio
C’è una ragazza che si chiama Carla. C’è un ragazzo che si chiama Bruno. E c’è anche un’altra ragazza che si chiama Paola. Carla, Bruno e Paola vivono a Pisa.
Carla è una buona amica di Bruno. Carla è anche amica di Paola. Bruno non conosce Paola. Carla vive con Bruno. Carla e Bruno sono compagni di appartamento.
Carla pensa: “Che bello se Bruno e Paola si conoscessero! (=if they would know each other). Sono sicura che a Bruno piacerebbe (=would like) Paola e che a Paola piacerebbe Bruno. Come faccio? Organizzo una cena.”
Carla organizza una cena e dice a Paola che viene un ragazzo molto interessante e molto bello. Dice a Bruno che alla cena viene una ragazza molto interessante e molto bella. Bruno e Paola sono molto emozionati!
L’appuntamento è al ristorante La Scaletta a Pisa. La data dell’appuntamento è venerdì 15 settembre. L’ora dell’appuntamento è le 8:30 di sera.
Bruno si prepara per l’appuntamento. Si fa la doccia, si pettina, si lava i denti, si rade e si veste. Si mette i jeans e una camicia (=shirt). Non vuole (=wants) essere troppo (=too) formale.
Paola si fa la doccia, si pettina, si lava i denti, si trucca, si profuma e si veste. Si mette un vestito elegante di Dolce e Gabbana. Si guarda allo specchio. È nervosa.
Bruno va all’appuntamento in moto. Paola va all’appuntamento in macchina.
Finalmente, Bruno e Paola si conoscono. Durante la cena parlano molto e mangiano bene. Si divertono. A Bruno piace Paola. A Paola piace Bruno.
Forse (=Maybe) è l’inizio di una storia d’amore.
4.3 Mini Story - Anna ha fame
Anna è una bambina. Anna è a casa e ha fame. Anna apre (=opens) il frigorifero (=refrigerator) e prende un gelato. Prende anche del latte (=milk). Anna prende anche una banana.
Ma Anna ha un problema: non ha una forchetta (=fork) o un cucchiaio (=spoon)!
Anna mangia con le mani!
Che disastro! Anna si sporca tutta (=get dirty)! Si sporca la maglietta di gelato e di latte. Si sporca i pantaloncini (=shorts) di gelato. Si sporca tutte le mani e si sporca la faccia (=face). Che disastro!
Anna sporca tutto il pavimento! Che disastro!
Arriva la mamma di Anna. La mamma di Anna è arrabbiata (=angry).
Anna chiede scusa alla mamma e va a lavarsi. Va in bagno e si fa la doccia perché è tutta sporca. Intanto (=Meanwhile) la mamma lava il pavimento.
Adesso è tutto pulito. Anna è pulita e il pavimento è pulito.
4.4 Extended Reading - Anna ha fame
Anna è una bambina. Anna ha sette anni. Anna è a casa e ha fame. Anna apre (=opens) il frigorifero (=refrigerator) e prende un gelato. Prende anche del latte (=milk). Con il gelato e il latte Anna va al tavolo. Sul tavolo c’è una banana. Anna prende anche la banana.
Anna mette la banana sul piatto e mette il gelato sopra (=on top of) la banana. Poi mette il latte sopra il gelato e la banana. Ma Anna ha un problema: non ha una forchetta (=fork) o un cucchiaio (=spoon)! Ma Anna ha molta fame, allora Anna mangia con le mani!
Anna mangia la banana con le mani. Mangia anche il gelato e il latte con le mani. Che disastro! Anna si sporca tutta (=get dirty)! Si sporca la maglietta di gelato e di latte. Si sporca i pantaloncini di gelato. Si sporca tutte le mani e si sporca la faccia (=face). Che disastro!
Ma il gelato, il latte e la banana finiscono (=end) anche sul pavimento. Anna sporca tutto il pavimento! Che disastro!
Arriva la mamma di Anna. La mamma di Anna è arrabbiata (=angry) perché vede che il pavimento è tutto sporco e che Anna è tutta sporca. La mamma di Anna dice: “Che disastro! È tutto sporco! E tu sei tutta sporca! Ma cosa hai fatto? Vai a lavarti (=Go wash yourself)!”
Anna chiede scusa alla mamma e va a lavarsi. Va in bagno e si fa la doccia perché è tutta sporca. Si lava la faccia e si lava le mani. Si lava tutta. Anna lava anche la maglietta (=t-shirt) che è tutta sporca di gelato, di latte e di banana.
Intanto (=Meanwhile) la mamma lava il pavimento. Adesso è tutto pulito. Anna è pulita e il pavimento è pulito. Anna non ha più fame, ma la mamma le mostra dove sono le forchette e i cucchiai così la prossima volta (=next time) Anna può mangiare senza fare un disastro!
4.5 Mini Story - Un bambino birichino
Diego è un bambino molto bravo. Si comporta (=He behaves) molto bene. Ma a volte è anche molto birichino (=naughty). Diego ha tre anni.
Diego dorme bene. Dorme 11 ore per notte. Va a dormire alle 8 di sera e si sveglia alle 7 di mattina. La mattina, fa colazione. Mangia i cereali e beve il latte. Mangia molto.
Pranza e fa gli spuntini all’asilo (=daycare) ma fa colazione e cena a casa. Però è un po’ birichino perché quando è all’asilo mangia sempre bene, seduto (=sit) a tavola con i suoi compagni di asilo. In casa però è diverso. In casa Diego non si comporta bene.
La mamma e il papà sono stanchi perché lavorano tutto il giorno e si arrabbiano con Diego.
Una sera il papà di Diego prepara una buonissima minestra (=soup). A Diego proprio non piace la minestra. Allora Diego ha un’idea. Versa (=He pours) la minestra nel vaso di fiori (=flowers) che è sulla tavola. Ci sono girasoli (=sunflowers) nel vaso blu.
I girasoli muoiono (=die) immediatamente e cominciano a puzzare (=smell).
Il papà si arrabbia con Diego e gli dice: “Diego, stasera vai a dormire senza cena!”
4.6 Extended Reading - Un bambino birichino
Diego è un bambino molto bravo. Si comporta (=He behaves) molto bene. Ma a volte è anche molto birichino (=naughty). Diego ha tre anni. È un bambino piccolo.
Anche se è un bambino piccolo, Diego si comporta bene. Si comporta sempre (=always) bene… beh quasi (=almost) sempre.
Diego dorme bene. Dorme 11 ore per notte. Va a dormire alle 8 di sera e si sveglia alle 7 di mattina. La mattina, fa colazione. Mangia i cereali e beve il latte. Mangia molto. A pranzo, mangia un bel piatto di pasta. Fa anche uno spuntino (=snack) a metà mattina e uno a metà pomeriggio. La mattina fa uno spuntino verso le 10 e il pomeriggio fa uno spuntino verso le 3 di pomeriggio. Pranza a mezzogiorno e mezza e cena verso le 7. Ma di solito ha fame prima, verso le 6. Mangia sempre bene. È un bambino molto bravo!
Pranza e fa gli spuntini all’asilo (=daycare) ma fa colazione e cena a casa. Però è un po’ birichino perché quando è all’asilo mangia sempre bene, seduto (=sit) a tavola con i suoi compagni di asilo. In casa però è diverso. In casa Diego non si comporta bene. Ogni sera, quando cena, a Diego piace tirare (=throw) il cibo (=food) per tutta la cucina! Sua mamma e suo papà si arrabbiano moltissimo. Diego si sporca tutto e sporca tutta la cucina (=kitchen). Ogni (=Every) sera!
La mamma e il papà sono stanchi perché lavorano tutto il giorno e si arrabbiano con Diego. “Ma cosa fai?” dice suo papà. “Non tirare gli spaghetti!” dice la mamma. Ma ogni sera è la stessa storia. La cucina è un disastro alla fine della cena. E Diego deve andare dritto in bagno a lavarsi.
Una sera il papà di Diego prepara una buonissima minestra (=soup). A Diego proprio non piace la minestra. Il papà dice a Diego: “Se tiri la minestra sul pavimento vai a dormire immediatamente!” Allora Diego ha un’idea. Versa (=He pours) la minestra nel vaso di fiori (=flowers) che è sulla tavola. È un vaso blu. Ci sono girasoli (=sunflowers) nel vaso blu.
I girasoli muoiono (=die) immediatamente e cominciano a puzzare (=smell). Suo papà prende il vaso e butta i fiori nella spazzatura (=garbage). Allora vede che nel vaso non c’è acqua ma c’è la minestra! Il papà si arrabbia con Diego e gli dice: “Diego, stasera vai a dormire senza cena!”
4.7 Mini story - La lepre e la tartaruga
La lepre (=hare) un giorno sfida (=challenges) gli altri animali per vedere chi è più veloce.
La tartaruga accetta la sfida.
La lepre si mette a ridere.
Fanno la gara.
La lepre parte velocissima. Poi si ferma a fare un sonnellino (=nap).
La tartaruga intanto cammina piano piano. Quando la lepre si sveglia, è già vicina al traguardo (=finish line).
Per la lepre, è troppo tardi per vincere la gara.
La tartaruga vince la gara.
4.8 Extended Reading - La lepre e la tartaruga
La lepre (=hare) un giorno dice agli altri animali: “Nessuno è più veloce di me!” - dice - “Sfido (=I challenge) chiunque a correre come me.”
La tartaruga (=turtle), con la sua solita calma, disse: “Accetto la sfida.”
”Questa è buona!” - esclama la lepre; e si mette a ridere.
“Non vantarti (=Don’t praise yourself) prima di aver vinto” risponde la tartaruga. - Vuoi fare questa gara?”
La lepre dice di sì e parte velocissima. Corre e corre velocissima. Quasi non si vede più, tanto è già lontana. Poi si ferma, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraia (=lays down) a fare un sonnellino (=nap).
La tartaruga intanto cammina piano piano, un passo dopo l'altro. Lei non è veloce. È molto lenta. Ma continua a camminare e quando la lepre si sveglia, è già vicina al traguardo (=finish line). La lepre la vede e capisce di essere in ritardo. Allora, si mette a correre con tutte le sue forze. Ormai però è troppo lontana e non può più prendere la tartaruga. È troppo tardi per vincere la gara. La tartaruga vince la gara.
La lepre è triste.
La tartaruga sorridendo dice: "Non importa correre, è importante partire in tempo."
4.9 Mini Story - Il topo di città e il topo di campagna
Un giorno il topo (=mouse) di città va a trovare il cugino topo di campagna (=country, rural area).
Il topo di campagna offre lardo, fagioli, pane e formaggio. Il topo di città è molto critico e dice: “Non so come tu possa vivere mangiando queste cose. In città io mangio molto meglio. Vieni con me e ti farò vedere che bello è vivere in città.
Il topo di campagna accetta e va con il topo di città a casa sua.
“Vuoi qualcosa da mangiare?” chiede il topo di città al cugino. I due topi mangiano dolci, marmellata e tante altre cose buonissime!
Improvvisamente (=Suddenly) sentono dei latrati (=barks). Sono i cani di casa.
“Cosa???” dice il topo di campagna. “Non mi piace per niente sentire latrati di cani mentre mangio!”
“Addio, cugino!” dice il topo di campagna “Io torno in campagna”.
4.10 Extended Reading - Il topo di città e il topo di campagna
Un giorno il topo (=mouse) di città va a trovare il cugino topo di campagna (=country, rural area). Il topo di campagna è molto semplice e non ha molte cosa da mangiare, però vuole bene (=loves) al cugino di città. Quando arriva, gli dà da mangiare lardo (=lard), fagioli (=beans), pane e formaggio.
Il topo di città mangia lardo, fagioli, pane e formaggio, ma è molto critico e dice: “Non so come tu possa vivere mangiando queste cose. In città io mangio molto meglio. Vieni con me e ti farò vedere che bello è vivere in città.
Il topo di campagna accetta e va con il topo di città a casa sua. Camminano e camminano e arrivano a casa del topo di città di sera tardi.
“Vuoi qualcosa da mangiare?” chiede il topo di città al cugino. Il topo di campagna dice di sì, allora il topo di città lo porta in una grande sala da pranzo. Qui trovano i resti (=leftovers) di un grande pranzo. Immediatamente, si mettono a mangiare. I due topi mangiano dolci, marmellata e tante altre cose buonissime!
Improvvisamente (=Suddenly) sentono dei latrati (=barks).
Il topo di campagna ha paura e chiede: “Cos’è questo?”
Il topo di città risponde: “Oh, sono solo i cani di casa.”
“Cosa???” dice il topo di campagna. “Non mi piace per niente sentire latrati di cani mentre mangio!” E un attimo dopo due cani enormi e cattivissimi entrano nella sala da pranzo.
“Addio, cugino!” dice il topo di campagna “Io torno in campagna”.
“Come? Così presto?” chiede il topo di città.
“Sì” dice il topo di campagna. “Preferisco mangiare lardo e fagioli in pace che mangiare marmellata con la paura dei cani!”.
4.11 Mini Story - I due amici e l’orso
Due amici viaggiano insieme.
Improvvisamente (=Suddenly), di fronte a loro appare un orso (=bear)! Un orso grande e grosso. Che paura!
Uno dei due scappa (=runs away). Sale velocemente su un albero. Si nasconde.
L’amico però non trova un posto per nascondersi e allora si butta a terra. Fa finta (=He pretends) di essere morto.
L’orso gli si avvicina (=gets close) e lo annusa (=smells him). L’amico rimane per terra senza respirare. E infatti l’orso non lo mangia.
Allora, l’amico che era salito sull’albero scende e chiede all’amico: “Cosa ti ha detto l’orso quando ti ha annusato?”
E l’amico risponde: “Mi ha detto di non viaggiare mai più con un compagno che, nel pericolo (=in danger), non ti rimane (=remains) vicino.”
4.12 Extended Reading - I due amici e l’orso
Due amici viaggiano insieme. Camminano e camminano per la foresta. Fanno molti chilometri e sono un po’ stanchi. Però sono felici di passare tempo insieme. Sono buoni amici.
Improvvisamente (=Suddenly), di fronte a loro appare un orso (=bear)! Un orso grande e grosso. Che paura!
I due amici prendono una grandissima paura.
Uno dei due scappa (=runs away). Sale velocemente su un albero. Si nasconde.
L’amico però non trova un posto per nascondersi e allora si butta a terra. Fa finta (=He pretends) di essere morto. Ha tantissima paura però pensa che gli orsi non mangiano i cadaveri. Quindi pensa che se sta fermo e zitto, se non respira, forse l’orso lo crede morto e non lo mangia.
L’orso gli si avvicina (=gets close) e lo annusa (=smells him). L’amico rimane per terra senza respirare. Non si muove. È fermissimo. Sembra morto.
E infatti l’orso non lo mangia. Dopo averlo annusato un po’ decide di andare via.
I due amici hanno avuto un’enorme paura ma adesso si possono rilassare.
Allora, l’amico che era salito sull’albero scende e chiede all’amico: “Cosa ti ha detto l’orso quando ti ha annusato?”
E l’amico risponde: “Mi ha detto di non viaggiare mai più con un compagno che, nel pericolo (=in danger), non ti rimane (=remains) vicino.”
4.13 Mini Story - Il cane invitato a pranzo
In un regno (=kingdom) lontano un signore ha preparato un bel pranzo per ricevere un suo amico.
Il cane del padrone di casa vede tutti questi preparativi e pensa di chiamare un altro cane suo amico.
Il cane amico arriva alla festa e appena vede la tavola con tutto il cibo pensa: “Che fortuna ho avuto. Che magnifico pranzo!”
Ma proprio in quel momento il cuoco lo vede, lo prende per la coda e lo scaraventa (=throws) fuori dalla finestra.
Mentre cammina verso casa, incontra un altro cane sulla strada. Questo cane gli chiede: “Allora, com’è andato il pranzo?”
Il cane risponde: “Oh, ho bevuto così tanto che mi sono ubriacato e mi sono dimenticato perfino da quale parte sono passato per uscire dalla casa.”
4.14 Extended Reading - Il cane invitato a pranzo
In un regno (=kingdom) lontano un signore ha preparato un bel pranzo per ricevere un suo amico. La sala da pranzo è pronta e la tavola apparecchiata con i cibi più buoni del regno. Ma l’amico non è ancora arrivato. Lo sta aspettando.
Il cane del padrone di casa vede tutti questi preparativi e pensa di chiamare un altro cane suo amico. Chiama l’amico cane e gli dice: “Amico mio, vieni qui da me. Ti invito a pranzo.”
Il cane amico arriva alla festa e appena vede la tavola con tutto il cibo pensa: “Che fortuna ho avuto. Che magnifico pranzo! Adesso mangio fino alla nausea in modo da non avere più fame per un paio di giorni.”
Mentre pensa queste cose dimena (=wags) la coda per la felicità.
Ma proprio in quel momento il cuoco lo vede, lo prende per la coda e lo scaraventa (=throws) fuori dalla finestra.
Il cane dell’amico, con grandi guaiti (=whimpers) si allontana (=goes away), deluso e dolorante, da quella casa.
Mentre cammina verso casa, incontra un altro cane sulla strada. Questo cane gli chiede: “Allora, com’è andato il pranzo?”
Il cane risponde: “Oh, ho bevuto così tanto che mi sono ubriacato e mi sono dimenticato perfino da quale parte sono passato per uscire dalla casa.”
4.14 Extended Reading - Il cane invitato a pranzo
In un regno (=kingdom) lontano un signore ha preparato un bel pranzo per ricevere un suo amico. La sala da pranzo è pronta e la tavola apparecchiata con i cibi più buoni del regno. Ma l’amico non è ancora arrivato. Lo sta aspettando.
Il cane del padrone di casa vede tutti questi preparativi e pensa di chiamare un altro cane suo amico. Chiama l’amico cane e gli dice: “Amico mio, vieni qui da me. Ti invito a pranzo.”
Il cane amico arriva alla festa e appena vede la tavola con tutto il cibo pensa: “Che fortuna ho avuto. Che magnifico pranzo! Adesso mangio fino alla nausea in modo da non avere più fame per un paio di giorni.”
Mentre pensa queste cose dimena (=wags) la coda per la felicità.
Ma proprio in quel momento il cuoco lo vede, lo prende per la coda e lo scaraventa (=throws) fuori dalla finestra.
Il cane dell’amico, con grandi guaiti (=whimpers) si allontana (=goes away), deluso e dolorante, da quella casa.
Mentre cammina verso casa, incontra un altro cane sulla strada. Questo cane gli chiede: “Allora, com’è andato il pranzo?”
Il cane risponde: “Oh, ho bevuto così tanto che mi sono ubriacato e mi sono dimenticato perfino da quale parte sono passato per uscire dalla casa.”
Capitolo 5
Cap. 1 - Lo zafferano - La famiglia di Giovanna (Mini Story)
Giovanna è una ragazza veneziana.
Giovanna è una ragazza molto intelligente. È figlia di Antonio e Luciana Gerotto. Antonio Gerotto ha una bottega e lavora il vetro (=glass).
Giovanna è affascinata dal talento del papà e passa ore e ore a guardarlo mentre lui lavora.
Tutta la città di Murano viene alla bottega per vedere le opere che fa Antonio. Antonio è molto famoso anche fuori Murano.
Mamma Luciana è anche molto brava e famosa. Lei cuce i merletti (=She sews laces). Anche i merletti sono un prodotto veneziano molto famoso nel mondo. A Burano arrivano le stoffe (=fabrics) che sono necessarie per fare i merletti più belli del mondo. E Luciana è una vera e propria artista.
Sia ad Antonio che a Luciana piace molto il lavoro. E tutti e due sono dei grandi artisti. Guadagnano (=They earn) molto bene. È il 1550.
Cap. 1.2 - Lo zafferano - La famiglia di Giovanna (Extended Reading)
Giovanna è una ragazza veneziana. È nata a Murano, un’isola vicino a Venezia.
Giovanna è una ragazza molto intelligente e ha molto talento. È figlia di Antonio e Luciana Gerotto. Antonio Gerotto ha una bottega e lavora il vetro (=glass). È un maestro vetraio. Murano è la città più importante per la lavorazione del vetro e Antonio è bravissimo.
Giovanna è affascinata dal talento del papà e passa ore e ore a guardarlo mentre lui lavora. Il papà lavora nella sua bottega (=shop). Suo papà crea con il vetro delle cose bellissime. Un cavallo (=horse), un fiore (=flower), una barca, niente è troppo difficile per suo papà.
Tutta la città di Murano viene alla bottega per vedere le opere che fa Antonio. Antonio è molto famoso anche fuori Murano. A Venezia, Burano e Mestre tutti lo conoscono.
Quando ci sono le fiere, molte persone vengono a Murano nella bottega di Antonio per comprare le suo opere fatte con il vetro. Ad Antonio piace molto il suo lavoro.
Mamma Luciana è anche molto brava e famosa. Lei cuce i merletti (=She sews laces). Lei non lavora il vetro ma cuce i merletti. Anche i merletti sono un prodotto veneziano molto famoso nel mondo. Specialmente sull’isola di Burano ci sono molte botteghe che producono merletti. Luciana va spesso a Burano per lavorare i merletti. Non lavora a Murano perché non ci sono botteghe dove lavorare i merletti. Ma a Burano sì. A Burano arrivano le stoffe (=fabrics) che sono necessarie per fare i merletti più belli del mondo. E Luciana è una vera e propria artista. Anche a Luciana piace molto il suo lavoro.
Quindi sia ad Antonio che a Luciana piace molto il lavoro. E tutti e due sono dei grandi artisti. Guadagnano (=They earn) molto bene. Molte persone vengono dalla Dalmazia, dall’isola di Creta, dall’isola di Cipro e da quella di Corfù per comprare i merletti e poi venderli ai mercati locali. Venezia è una città ricca e commercia con molte città del Mar Mediterraneo. È il 1550.
Cap. 2 - Lo zafferano - Giovanna (Mini Story)
Giovanna è figlia unica. Nel 1566 ha sedici anni. È alta e forte. È una ragazza decisa. Ha le idee chiare: Giovanna vuole diventare maestra vetraia!
Ma c’è un problema: i maestri vetrai sono tutti uomini e mai una ragazza ha lavorato il vetro. Ma Giovanna non è preoccupata da tutto questo.
Suo papà è felice di vedere che a Giovanna piace il suo lavoro e, quando ha un attimo di tempo libero, insegna a Giovanna i segreti del mestiere. Giovanna impara velocemente. È bravissima.
Giovanna non ha tanti amici ma uno dei suoi migliori amici è Francesco Manin.
Francesco è figlio di Niccolò e Caterina. Adesso Francesco ha diciassette anni. Solo un anno in più di Giovanna. Francesco e Giovanna giocano sempre insieme. Sono buoni amici e Francesco ha una piccola cotta (=crush) per Giovanna.
Giovanna vuole creare delle figure bellissime usando tutti i colori possibili.
Cap. 2 - Lo zafferano - Giovanna (Extended Reading)
Giovanna è figlia unica. Nel 1566 ha sedici anni. È alta e forte. È una ragazza decisa. Non è una ragazza debole. Sa quello che vuole. Ha le idee chiare: Giovanna vuole diventare maestra vetraia! Non vuole lavorare i merletti.
Ma c’è un problema: i maestri vetrai sono tutti uomini e mai una ragazza ha lavorato il vetro. Ma Giovanna non è preoccupata da tutto questo. Le piace lavorare il vetro e vuole imparare quel mestiere. Passa molte ore ad osservare suo papà e sta imparando molto.
Suo papà è felice di vedere che a Giovanna piace il suo lavoro e, quando ha un attimo di tempo libero, insegna a Giovanna i segreti del mestiere. Giovanna impara velocemente. È bravissima. Come sua mamma e suo papà, anche Giovanna è un’artista. È una ragazza molto intelligente e ha molto talento.
Giovanna non ha tanti amici ma uno dei suoi migliori amici è Francesco Manin. È un amico di famiglia perché i Manin sono grandi ammiratori dei lavori sia di Antonio che di Luciana. I Manin sono una famiglia nobile e vivono in una bella casa sul Canal Grande.
Francesco è figlio di Niccolò e Caterina. È un giovane che sa parlare molto bene, ha un’eccellente memoria.
Adesso Francesco ha diciassette anni. Solo un anno in più di Giovanna. Francesco e Giovanna giocano sempre insieme. Sono buoni amici e Francesco ha una piccola cotta (=crush) per Giovanna. Ma a Giovanna interessa lavorare il vetro. Non vuole perdere (=wasting) tempo con gli amici. Vuole diventare brava come suo papà e creare capolavori (=masterpieces) con il vetro.
Vuole creare delle figure bellissime usando tutti i colori possibili. Vuole mescolare il rosso, il verde, il blu, l’arancione, il bianco, il nero, il grigio, il giallo e creare mille sfumature (=shades).
Cap. 3 - Lo zafferano - La nascita di un’artista (Mini Story)
Negli anni tra il 1560 e il 1570 Giovanna frequenta la bottega di suo papà tutti i giorni. Antonio è un po’ preoccupato perché ha paura che Giovanna resti (=remains) senza marito.
Giovanna continua a e a migliorare (=getting better). Le piace anche sperimentare con nuovi materiali per creare nuovi colori.
Ma le piace giocare soprattutto con il giallo, l’arancione e il rosso. Vuole creare un colore intermedio tra il giallo e l’arancione ma non sa come fare. Ogni giorno, a colazione, pranzo e cena pensa a cosa mangia e poi usa i cibi per i colori del vetro.
Un giorno legge un libro sulla storia dei Fenici (=Phoenicia). Leggendo il libro Giovanna impara che i Fenici per creare un bel colore giallo usavano lo zafferano.
Giovanna lo prova e il risultato è incredibile! Il colore è stupendo! È vivace e forte. È perfetto per le vetrate (=glass windows)!
Cap. 3 - Lo zafferano - La nascita di un’artista (Extended Reading)
Negli anni tra il 1560 e il 1570 Giovanna frequenta la bottega di suo papà tutti i giorni. Antonio è un po’ preoccupato perché ha paura che Giovanna resti (=remains) senza marito. Ai giovani veneziani non piace una ragazza che pensa solo a lavorare il vetro. Ma Giovanna è davvero molto brava e ad Antonio piace passare il tempo ad insegnarle il lavoro. Inoltre, Giovanna è figlia unica. Antonio non ha un figlio maschio come erede (=heir).
Giovanna continua a imparare e a migliorare (=getting better). Le piace anche sperimentare con nuovi materiali per creare nuovi colori. Un giorno compra 100 grammi di sale e pepe per creare un nuovo tipo di grigio. Un altro giorno compra una bottiglia di vino per usare il vino nella lavorazione del vetro! Un altro giorno compra un barattolo di marmellata alle fragole. E poi un pacco di farina (=flour). Giovanna sperimenta con moltissimi materiali.
Ma le piace giocare soprattutto con il giallo, l’arancione e il rosso. Vuole creare un colore intermedio tra il giallo e l’arancione ma non sa come fare. Ogni giorno, a colazione, pranzo e cena pensa a cosa mangia e poi usa i cibi per i colori del vetro. Usa i pomodori, le olive, il basilico, la lattuga, gli spinaci, il formaggio, e molti altri ingredienti.
Un giorno legge un libro sulla storia dei Fenici (=Phoenicia), un popolo che era vissuto nel Mediterraneo molti anni prima e che era famoso per le stoffe coloratissime. Leggendo il libro Giovanna impara che i Fenici per creare un bel colore giallo usavano lo zafferano. Giovanna sa che lo zafferano è un medicinale. Gli antichi romani lo usavano infatti come afrodisiaco. Però non aveva mai pensato di usarlo per colorare il vetro.
Giovanna lo prova e il risultato è incredibile! Il colore è stupendo! È vivace e forte. È perfetto per le vetrate (=glass windows)!
Cap. 4 - Lo zafferano - Una grande occasione di lavoro (Mini Story)
Un giorno arriva alla bottega di suo papà un messaggero dell’arcivescovo (=archbishop) di Milano. Il messaggero cerca vetrai per la costruzione della cattedrale di Milano: il Duomo.
Giovanna sente il messaggero che parla con suo papà e immediatamente dice che vuole andare a Milano.
Tutti parlano durante la cena.
Giovanna dice che vuole andare a Milano. È decisa. La mamma e il papà sono tristi perché Giovanna è figlia unica. Andare a Milano è una grande sfida (=challenge) ma sanno che Giovanna è veramente brava.
Cap. 4 - Lo zafferano - Una grande occasione di lavoro (Extended Reading)
Un giorno arriva alla bottega di suo papà un messaggero dell’arcivescovo (=archbishop) di Milano. Il messaggero cerca vetrai per la costruzione della cattedrale di Milano: il Duomo.
Giovanna sente il messaggero che parla con suo papà e immediatamente dice che vuole andare a Milano. Il papà è un po’ sorpreso.
La sera la famiglia si riunisce. Tutti parlano durante la cena. A cena mangiano pollo con broccoli. Il papà e la mamma bevono vino bianco. Giovanna beve una bottiglia d’acqua.
Giovanna dice che vuole andare a Milano. È decisa. È una ragazza forte e decisa e i suoi genitori lo sanno.
La mamma e il papà sono tristi perché Giovanna è figlia unica. Se Giovanna va via restano soli. Ma sanno che questa è la scelta (=choice) giusta per lei. Andare a Milano è una grande sfida (=challenge) ma sanno che Giovanna è veramente brava. Andare a Milano è anche un’occasione di lavoro prestigiosa. Il Duomo di Milano è un’opera importantissima.
Cap. 5 - Lo zafferano - Al lavoro! (Mini Story)
A Milano Giovanna lavora con il vetraio belga Valerio di Fiandra. Lavora tantissimo ma le piace molto. Valerio all’inizio non crede che una ragazza possa fare la vetraia e non ha fiducia in lei. Ma quando vede il suo lavoro cambia idea. “È veramente brava!”.
Quando viene a casa, suo papà e sua mamma preparano dei piatti deliziosi per celebrare il suo ritorno a casa. Un giorno preparano il fegato alla veneziana, che è fegatini (=liver) con la cipolla. Papà Antonio invece prepara le melanzane alla parmigiana che a Giovanna piacciono tantissimo!
Intanto, (=meanwhile) il lavoro a Milano va avanti. Va avanti per diversi (=several) anni. La costruzione del Duomo di Milano è lunga e difficile. Gli architetti che lavorano al progetto sono moltissimi.
Cap. 5 - Lo zafferano - Al lavoro! (Extended Reading)
A Milano Giovanna lavora con il vetraio belga Valerio di Fiandra. Lavora tantissimo ma le piace molto. Valerio all’inizio non crede che una ragazza possa fare la vetraia e non ha fiducia in lei. Ma quando vede il suo lavoro cambia idea. “È veramente brava!”.
Giovanna realizza tantissime vetrate del Duomo di Milano e Valerio è molto felice!
Una volta al mese Giovanna va a casa sua a Murano a trovare (=to see ) i genitori. I genitori sono molto curiosi di sentire come va il suo lavoro. I suoi genitori sono anche molto orgogliosi di lei!
Quando viene a casa, suo papà e sua mamma preparano dei piatti deliziosi per celebrare il suo ritorno a casa. Un giorno preparano il fegato alla veneziana, che è fegatini (=liver) con la cipolla. Un piatto buonissimo che a Giovanna piace molto. Quando c’è Giovanna, mamma Luciana compra anche cibi speciali. Per esempio, compra 300 grammi di prosciutto di San Daniele, oppure prende 500 grammi di mortadella. Papà Antonio invece prepara le melanzane alla parmigiana che a Giovanna piacciono tantissimo!
Intanto, (=meanwhile) il lavoro a Milano va avanti. Va avanti per diversi (=several) anni. La costruzione del Duomo di Milano è lunga e difficile. Gli architetti che lavorano al progetto sono moltissimi.
Cap. 6 - Lo zafferano - Una cena di gala (Mini Story)
Un giorno, a Milano c’è una festa in onore di Filippo II di Spagna. Giovanna è invitata. È l’occasione per conoscere (=meet) gli architetti più importanti che lavorano al Duomo.
La grande festa è al castello Visconteo. Alla grande festa c’è anche Valerio di Fiandra. Valerio e Giovanna sono seduti al tavolo con Pellegrino Tibaldi un pittore, scultore e architetto.
Valerio parla molto bene di (=of) Giovanna. A lui piacciono molto le vetrate che fa. Dice anche che i colori che usa sono bellissimi e dice a Pellegrino il segreto: “Pensa, Pellegrino, Giovanna usa lo zafferano! Lo usa sempre! Lo mette dappertutto (=everywhere)! Uno di questi giorni lo metterà anche nel risotto!.”
Cap. 6 - Lo zafferano - Una cena di gala (Extended Reading)
Un giorno, a Milano c’è una festa in onore di Filippo II di Spagna. Milano, infatti, è sotto il dominio spagnolo in questo periodo.
Giovanna è invitata. È l’occasione per conoscere gli architetti più importanti che lavorano al Duomo.
La grande festa è al castello Visconteo. Alla grande festa c’è anche Valerio di Fiandra. Valerio e Giovanna sono seduti al tavolo con Pellegrino Tibaldi un pittore, scultore e architetto. Pellegrino lavora al Duomo di Milano per otto anni, dal 1567 al 1585.
Valerio parla molto bene di (=of) Giovanna. A lui piacciono molto le vetrate che fa. Dice anche che i colori che usa sono bellissimi e racconta (=narrates) a Pellegrino il segreto: “Pensa, Pellegrino, Giovanna usa lo zafferano! Lo usa sempre! Lo mette dappertutto (=everywhere)! Uno di questi giorni lo metterà anche nel risotto!”
Giovanna e Pellegrino parlano tutta la notte insieme a Valerio e i tre diventano buoni amici. Alla fine della serata, i tre si salutano e vanno a casa.
Cap. 7 - Lo zafferano - Un risotto speciale (Mini Story)
Qualche mese dopo, è in programma il matrimonio (=wedding) della figlia di Valerio che si chiama Clotilde. Clotilde sposa un ragazzo di nome Filippo.
Giovanna non sa cosa regalare agli sposi. Pensa, pensa ma non riesce a decidere. Poi alla fine ha un’idea: “Faccio un risotto con un bel color giallo!” e decide di mettere lo zafferano nel risotto! Proprio come aveva detto Valerio.
Per secondo piatto, al pranzo di nozze servono un arrosto di manzo delizioso. Per contorno ci sono anche le patate arrosto. Per dolce c’è il tiramisù che piace tanto a Giovanna. E poi c’è anche il sorbetto al prosecco di Valdobbiadene. Un pranzo buonissimo.
Poi, tutti gli invitati ballano. Tutti sono felici. Tutti si divertono molto.
E così il risotto allo zafferano, chiamato anche risotto alla milanese, o risotto giallo è diventato uno dei piatti tipici della cucina lombarda.
Cap. 7 - Lo zafferano - Un risotto speciale (Extended Reading)
Qualche mese dopo, è in programma il matrimonio (=wedding) della figlia di Valerio che si chiama Clotilde. Clotilde sposa un ragazzo di nome Filippo.
Giovanna non sa cosa regalare agli sposi. Pensa, pensa ma non riesce a decidere. Poi alla fine ha un’idea: “Faccio un risotto con un bel color giallo!” e decide di mettere lo zafferano nel risotto! Proprio come aveva detto Valerio.
Valerio è sorpreso e felice. Anche Clotilde e Filippo sono felicissimi perché il risotto è buonissimo. Ed è anche bellissimo. Tutti gli invitati alla festa mangiano il risotto e bevono vino per festeggiare gli sposi. Il risotto allo zafferano è il primo piatto. Per secondo piatto, al pranzo di nozze servono un arrosto di manzo delizioso. Per contorno ci sono anche le patate arrosto. Per dolce c’è il tiramisù che piace tanto a Giovanna. E poi c’è anche il sorbetto al prosecco di Valdobbiadene. Un pranzo buonissimo.
Poi, tutti gli invitati ballano. Tutti sono felici. Tutti si divertono molto.
Tutti gli invitati chiedono a Giovanna come ha fatto il risotto perché vogliono farlo anche loro. “È un piatto delizioso!” dicono. “Lo vogliamo fare anche noi!”. “Mi piace tantissimo!”. “È anche giallo come l’oro! (=gold)”.
E così il risotto allo zafferano, chiamato anche risotto alla milanese, o risotto giallo è diventato uno dei piatti tipici della cucina lombarda.
Capitolo 6
Cap. 1 - L’occhio di Lincoln - Luigi
Il protagonista di questa storia si chiama Luigi. Il suo cognome è Del Bianco.
Luigi Del Bianco è italiano ma non è nato in Italia. Luigi è nato in Francia, a Le Havre, il 9 maggio 1892.
Suo papà si chiama Vincenzo e sua mamma si chiama Osvalda. I suoi genitori sono italiani. Sono di un paese (=town) vicino a Pordenone che si chiama Meduno.
Luigi non è nato in Italia ma è nato in Francia. È nato in Francia perché i suoi genitori erano (=were) in viaggio. Erano in viaggio di ritorno dagli Stati Uniti all’Italia.
Luigi è un bambino molto curioso e attento. È molto bravo a lavorare con le sue mani. Papà Vincenzo nota questa sua qualità e quando Luigi ha 11 anni lo porta a Vienna a studiare per diventare (=become) uno scultore. Luigi passa due anni a Vienna e poi continua a studiare a Venezia.
Luigi ha dei cugini che vivono nel Vermont, a Barre. I cugini sanno che nel Vermont c’è lavoro per uno scultore. I cugini scrivono a Luigi e gli dicono di venire negli Stati Uniti a lavorare.
Luigi ha 17 anni. Dopo aver parlato con i suoi genitori, Luigi prepara le valigie. Luigi va a Napoli. A Napoli, Luigi si imbarca sulla nave La Touraine e parte per la prima volta per l’America. È il 1909. Ma nel 1913 scoppia la Prima Guerra Mondiale e Luigi ritorna in Italia per combattere nell’esercito italiano. Dopo la guerra, nel 1920, Luigi ritorna a Barre, nel Vermont. Poco dopo va a vivere a Port Chester, nello stato di New York. A Port Chester conosce una ragazza che si chiama Nicoletta Cardarelli. Nicoletta sarà sua moglie.
Cap. 2 - L’occhio di Lincoln - Gutzon Borglum
Luigi ha un cognato che si chiama Alfonso Scala. Alfonso presenta Luigi all’artista, pittore e scultore Gutzon Borglum, figlio di immigrati danesi.
Borglum ha studiato a Parigi e nel 1901 ha aperto uno studio a New York. Ha fatto alcune importanti sculture che adesso sono al Metropolitan Museum of Art.
È anche un leader del modernismo nell’arte americana. Nel 1913 è molto attivo nell’organizzare il New York Armory Show dove nasce il modernismo americano.
Borglum è anche un personaggio controverso. È molto determinato ed eccentrico.
In pubblico Borglum è un artista di successo. In privato però ha degli ideali antisemiti e xenofobi. Borglum fa parte del Ku Klux Klan e nel 1923 è addirittura (=even) uno dei sei cavalieri (=knights) del Concilio Imperiale. Luigi ha lavorato nello studio di Borglum per alcuni anni.
Nel 1933 è arrivato il lavoro più importante. Inizia il progetto di Mount Rushmore e Borglum assume (=hires) Luigi perché sa che è un bravissimo scultore. Luigi va a vivere a Keystone. Nel 1935 anche sua moglie Nicoletta e i suoi figli, Teresa, Silvio, Vincenzo, Cesare e Gloria vanno a vivere a Keystone.
Cap. 3 - L’occhio di Lincoln - Mount Rushmore
Mount Rushmore è il complesso scultoreo del Dakota del Sud sui monti delle Black Hills. La scultura è formata da enormi blocchi di granito. Borglum inizia la scultura nel 1927 con 400 operai (=workers). Nel 1933, per il ruolo di capo esecutore Borglum sceglie Luigi Del Bianco. Luigi ha il compito di scolpire i volti (=faces) dei quattro famosi presidenti americani: George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt ed Abraham Lincoln. Questi quattro presidenti sono scelti come simboli della nascita (George Washington), della crescita (Thomas Jefferson), dello sviluppo (Theodore Roosvelt) e della conservazione (Abraham Lincoln) degli Stati Uniti.
Cap. 4 - L’occhio di Lincoln - La vita a Keystone
La famiglia di Luigi arriva a Keystone nel 1935. Sua moglie Nicoletta e i figli Teresa, Silvio, Vincenzo, Cesare e Gloria sono a Keystone.
I bambini frequentano una piccola scuola. Imparano (=They learn) ad andare a cavallo. Giocano con i nativi americani della tribù dei Sioux che vive nella zona di Mount Rushmore. Diventano fratelli di sangue dei giovani Sioux. Giocano con loro tutti i giorni. I figli di Luigi partecipano alla vita delle tribù Sioux e imparano le tradizioni e le loro cerimonie.
La scuola dei bambini di Luigi è molto piccola. Ha una sola aula (=classroom) dove ci sono le lezioni. I figli di Luigi conoscono tutti i bambini di Keystone. Molti dei bambini di Keystone sono figli di minatori (=miners). Altri bambini sono figli delle persone che lavorano a Mount Rushmore.
Anche la moglie Nicoletta vive a Keystone. Spesso cucina e porta ai nativi americani grandi piatti di pasta e altri cibi italiani. Nicoletta fa la salsa con i nativi e poi condivide i maccheroni con loro. I nativi americani e la famiglia Del Bianco sono amici. I nativi americani vivono in una riserva molto vicino a Mount Rushmore.
Luigi lavora in modo appassionato al progetto. Keystone non è New York, ma Luigi si sente (=feels) privilegiato a poter lavorare ad un progetto così importante. L’opera si ferma (=stops) un paio di volte per mancanza (=lack) di soldi, ma poi riprende (=restarts). Luigi è lo scultore più importante. È il capo (=chief) di tutti gli scultori e insegna agli altri lavoratori come fare.
Il suo salario arriva a $1.5 all’ora. Secondo Borglum, Luigi vale come tre lavoratori americani.
I lavori continuano per molti anni. Erano iniziati nel 1927.
Cap. 5 - L’occhio di Lincoln - Il labbro di Jefferson e l’occhio di Lincoln
A un certo punto Borglum finisce i soldi. Allora Luigi decide di tornare a Port Chester perché ha bisogno di lavorare. Deve lavorare per guadagnare soldi per comprare il cibo per la sua famiglia. Luigi e la sua famiglia tornano a Port Chester.
Ma un giorno Borglum nota che il labbro di Thomas Jefferson ha una grande crepa (=crack). Borglum è molto preoccupato ma non sa come risolvere la situazione. È preoccupato che la crepa diventi più grande e che tutta la faccia di Jefferson possa cadere (=could fall down). Tutto il lavoro è a rischio. Cosa succede se cade Jefferson? Un disastro!
Borglum non sa cosa fare. Luigi non c’è. Luigi è andato via.
È disperato. Decide di telefonare a Luigi. Borglum prende il telefono e chiama Luigi. Luigi sta lavorando quando suona il telefono. Borglum gli dice: “Bianco, devi venire subito a Mount Rushmore. C’è una crepa nel labbro (=lip) di Thomas Jefferson. Solo tu puoi risolvere questo problema! Altrimenti la faccia cade giù ed è un disastro”.
Luigi prende la macchina e guida per 1.800 miglia. Attraversa la Pennsylvania, l’Ohio, l’Indiana, l’Illinois, l’Iowa, il Minnesota e alla fine arriva in Sud Dakota, dove ci sono Keystone e Mount Rushmore. Luigi sale sul monte e risolve il problema. Mette un altro pezzo di granito e copre (=cover) la crepa. Adesso la crepa non si vede più. Borglum è felicissimo e grato a Luigi per il lavoro che ha fatto. Ancora una volta Luigi ha salvato la scultura.
Per Borglum lo sguardo (=look) dei presidenti era molto importante. Quindi, era molto importante che gli occhi fossero perfetti. I presidenti guardano lontano (=far). Per fare gli occhi, Borglum si fida (=trusts) solo del miglior scultore che ha: Luigi. Luigi fa gli occhi dei presidenti. Soprattutto del presidente più importante, secondo Borglum: Abraham Lincoln. Borglum preferisce Lincoln. Borglum chiama suo figlio Abraham Lincoln in onore del presidente.
In questa foto lo vediamo mentre scolpisce (=carves) l’occhio sinistro di Abraham Lincoln.
Cap. 6 - L’occhio di Lincoln - La fine del progetto
Nel 1939 inizia la Seconda Guerra Mondiale, ma gli Stati Uniti non fanno ancora parte del conflitto.
Il 6 marzo del 1941 Borglum muore. Il figlio Lincoln continua il progetto del padre ma i soldi finiscono presto e in ottobre il progetto si ferma definitivamente. Il 31 ottobre 1941 i lavori a Mount Rushmore si fermano.
Luigi ritorna a Port Chester con la sua famiglia. A Port Chester, Luigi continua la sua attività di scultore.
Luigi diventa cittadino americano e muore a New York nel 1969. Suo nipote, Lou Del Bianco ha creato un sito internet per raccontare la storia di suo nonno: http://www.luigimountrushmore.com/
Cap. 1 - Sacco e Vanzetti - Questa storia
Questa è una storia triste. Non è una storia felice.
È la storia di due italiani immigrati negli Stati Uniti. Una storia che è diventata famosa. Molto famosa. Una storia che viene ancora oggi ricordata.
È la storia di due uomini che si chiamano Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti.
Sono due immigrati italiani nell’America degli anni 20. Nicola e Bartolomeo sono due anarchici italiani.
Cap. 2 - Sacco e Vanzetti - Nicola Sacco
Nicola Sacco è un uomo semplice. Nicola è nato in Puglia a Torremaggiore, in provincia di Foggia, il 22 aprile 1891.
Nicola Sacco arriva negli Stati Uniti a Boston il 12 aprile 1909 a bordo della nave Romanic. Trova lavoro in una fabbrica di scarpe a Milford. È un uomo che lavora duro per sopravvivere. Lavora dieci ore al giorno per sei giorni alla settimana.
Nel 1912 si sposa con Rosina Zambelli.
Nicola si sveglia alle quattro di mattina e passa un’ora a curare il suo giardino. Vive a Stoughton, nel New England, 17 miglia a sud di Boston. Deve proteggere le sue piante dal duro inverno del New England.
All’alba (=dawn) fa colazione con sua moglie Rosina e suo figlio Dante. Nel 1920 Dante ha sette anni.
Nicola è un bravissimo calzolaio, veloce e preciso nel suo lavoro. La sera fa anche il guardiano (=watchman) alla fabbrica dove lavora, per guadagnare qualche soldo in più. Come molti immigrati, Nicola manda soldi ai suoi genitori in Italia.
Il 23 marzo del 1920 però arriva una lettera che dice che sua mamma, Angelina, è morta. Nicola e Rosina, che è incinta (=pregnant), decidono di tornare in Italia per sempre. Decidono di partire per l’Italia in maggio nel 1920.
Cap. 3 - Sacco e Vanzetti - Bartolomeo Vanzetti
Bartolomeo Vanzetti è piemontese. È nato a Villafalletto in provincia di Cuneo, l’11 giugno 1888. Bartolomeo arriva a New York sulla nave Provence il 19 giugno 1908 quando ha vent’anni.
Suo padre era anche stato in California dal 1881 al 1883. Bartolomeo decide di andare negli USA quando muore sua mamma, Giovanna.
Negli USA fa i lavori più difficili e pesanti. Lavora in trattorie, in una cava (=mine), in un’acciaieria (=steel plant) e in una fabbrica di cordami (=rope factory), la Plymouth Cordage Company. A Bartolomeo Vanzetti piace molto leggere. Legge le opere di Dante, Darwin, Hugo, Marx, Tolstoj, Zola e molti altri autori importanti.
Nel 1919 compra un carretto (=cart) per vendere il pesce da un italiano che ha deciso di tornare in Italia. Gli piace lavorare all’aria aperta.
Cap. 4 - Sacco e Vanzetti - L’incontro
Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti si conoscono nel 1916. Tutti e due fanno parte di un gruppo anarchico italo-americano, il Gruppo Autonomo. Ma quando inizia la prima guerra mondiale il gruppo scappa (=escapes) in Messico. A Nicola e Bartolomeo non piace la guerra. Alla fine della prima guerra mondiale tornano negli USA. Nicola e Bartolomeo vengono inclusi su una lista di sovversivi e vengono controllati da vicino.
Ma negli Stati Uniti è il periodo della “paura rossa” e il ministro della giustizia Palmer vuole una politica del terrore contro comunisti e anarchici. Palmer diventa famoso per i “Palmer Raids” che realizza con il suo assistente John Edgar Hoover.
Nicola e Bartolomeo hanno paura. Un amico di Bartolomeo, Andrea Salsedo, viene buttato giù (=thrown down) dal quattordicesimo piano del grattacielo (=skyscraper) di New York dove si trova il Bureau of Investigation.
Cap. 5 - Sacco e Vanzetti - Il delitto
Bartolomeo Vanzetti vuole organizzare un comizio (=rally) per protestare per la morte di Andrea Salsedo ma la polizia lo arresta insieme a Nicola Sacco. I due hanno una pistola e dei fogli da stampare per il comizio.
Dopo pochi giorni la polizia li accusa di una rapina (=robbery) a South Braintree, un rione di Boston. In quella rapina vengono uccise (=killed) due persone: il cassiere (=cashier) della fabbrica di scarpe Slater and Morrill, e una guardia.
Bartolomeo e Nicola vengono arrestati e processati anche se nessuno dei due era a South Braintree.
Cap. 6 - Sacco e Vanzetti - Il processo
La giuria condanna a morte Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco. Secondo molte persone il verdetto (=verdict) è basato sulla volontà di perseguire la politica del terrore del ministro Palmer. Il giudice Thayer definisce Sacco e Vanzetti “due bastardi anarchici”.
Non c’è nessuna prova contro Sacco e Vanzetti ma vengono condannati alla sedia elettrica. Pagano per le loro idee politiche, per essere immigrati, italiani, per non parlare bene l’inglese. Sono vittime dei pregiudizi sociali e politici.
Cap. 7 - Sacco e Vanzetti - Un caso mondiale
Tutti i giornali del mondo parlano di Sacco e Vanzetti e molti intellettuali scrivono per aiutare gli italiani. Albert Einstein, George Bernard Shaw, Bertrand Russell, Dorothy Parker, John Dewey, John Dos Passos, Upton Sinclair e anche il premio Nobel francese Anatole France.
In moltissime città del mondo si organizzano marce e dimostrazioni (=rallies) in aiuto a Sacco e Vanzetti.
In Italia, persino (=even) Benito Mussolini pensa che il tribunale statunitense abbia pregiudizi. Il Ministero degli Esteri e il Console italiano a Boston cercano di ottenere una revisione del processo e poi la grazia (=pardon) per i due italiani.
Cap. 8 - Sacco e Vanzetti - L’esecuzione
Il 23 agosto 1927 alle ore 00:19, dopo sette anni di processo, Sacco e Vanzetti vengono uccisi sulla sedia elettrica.
Solo il 23 agosto 1977, esattamente 50 anni dopo l’esecuzione, Michael Dukakis, il governatore del Massachusetts, dice: “Io dichiaro che ogni stigma e ogni onta (=disgrace) vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti”.
Cap. 1 - Il viaggiatore torinese - La partenza
Siamo nella città di Torino. C’è un signore ricco con tre figli maschi. Il figlio maggiore si chiama Giuseppe. Giuseppe ha sempre voglia di viaggiare. Giuseppe vuole vedere la città di Costantinopoli. Giuseppe vuole sempre viaggiare. Non vuole lavorare. Non vuole studiare. Vuole viaggiare.
Ma il padre non vuole farlo partire. Giuseppe è il figlio maggiore e quindi (=so) suo papà vuole che Giuseppe trovi una moglie e che sia l’erede (=heir) di tutte le ricchezze del padre. Ma Giuseppe non vuole sposarsi. Vuole viaggiare. Vuole vedere la città di Costantinopoli.
Finalmente il secondo figlio, Daniele, si sposa. Quindi il padre è felice perché pensa che
Daniele possa essere l’erede della famiglia. Quindi lascia partire Giuseppe per Costantinopoli.
Giuseppe è felicissimo e parte per Costantinopoli. Ha un baule (=trunk) pieno di cose e soldi. Parte per Costantinopoli.
In mare la nave incontra una burrasca (=storm). La nave va contro uno scoglio (=rock) e tutti i marinai finiscono in acqua. Giuseppe salta via dalla nave e rimane abbracciato (=hug) al suo baule. Passa in acqua tutta la notte con il suo baule. Alla fine arriva su un’isola (=island). L’isola sembra deserta. Ci sono molti alberi e frutti.
Giuseppe esplora l’isola e incontra un gruppo di uomini selvaggi (=primitives).
Giuseppe dà loro una moneta d’oro ma loro non sono interessati.
Allora Giuseppe dà loro il suo orologio d’oro, ma loro non sono interessati.
Gli mostra un coltello e questo sì che è interessante per i selvaggi. Allora loro lo portano dal loro Re.
Cap. 2 - Il viaggiatore torinese - Un regno un po’ strano
Giuseppe diventa amico del Re. Impara la lingua del popolo e insegna loro come costruire le case. Il Re è molto felice e riconoscente (=grateful). Per dimostrare la riconoscenza, il Re dà a Giuseppe in sposa sua figlia. Ma c’è un problema: Giuseppe è innamorato di un’altra ragazza. Questa ragazza si chiama Romina. Il Re insiste e Giuseppe accetta di sposare la figlia del Re. La figlia del Re si chiama Alessia.
Tutto ad un tratto (=All of the sudden) Alessia, la sposa di Giuseppe, muore (=dies). Il Re è molto triste e dice che esiste una legge che dice che quando uno degli sposi muore, i due sposi devono essere seppelliti (=buried) insieme! Giuseppe è terrorizzato!
Ma non c’è modo di cambiare la legge. Giuseppe deve andare nella tomba con Alessia. La tomba è una profonda caverna (=cave). Giuseppe entra nella caverna con cibo per cinque giorni e una lampada.
Cap. 3 - Il viaggiatore torinese - Epilogo
Giuseppe esplora la caverna. Vede tantissimi morti. È molto triste. Ci sono anche molte ricchezze che sono inutili. Giuseppe piange. Guarda il suo orologio. Non sa cosa fare.
Dopo mezzanotte Giuseppe sente dei passi (=steps). Vede un animale. Un grande animale. È una mucca (=cow). Una mucca grande e grossa. La mucca prende un cadavere e lo porta via. La notte dopo alla stessa ora la mucca ritorna. Prende un altro cadavere e lo porta via. Questa volta Giuseppe segue la mucca e vede che va per un corridoio che va giù. Alla fine del corridoio vede dell’acqua. Capisce che il corridoio porta al mare! Ora Giuseppe sa come scappare dalla caverna. Decide di aspettare la notte seguente per andare via.
Giuseppe passa la giornata a preparare le cose da portare via. Ma ecco che sente i canti di un funerale. Poco dopo scende il cadavere di un uomo e con lui una donna. Con grande sorpresa, Giuseppe vede che la donna è Romina, la sua innamorata! Romina è sorpresa che Giuseppe è ancora vivo. Ma è felicissima. E Giuseppe dice a Romina che ha scoperto un modo per scappare dalla caverna. Anche Romina è più tranquilla adesso.
Giuseppe e Romina aspettano l’arrivo della mucca e poi Giuseppe la segue fino al mare. Giuseppe nuota e va sull’isola. Va alla bocca della caverna, la apre e fa uscire Romina. Con Romina, Giuseppe prende tutte le ricchezze, l’oro, l’argento e le pietre preziose che c’erano nella caverna. Giuseppe e Romina scappano e vanno in un altro regno (=kingdom) che si trova sull’isola. Raccontano la loro storia al Re di questo nuovo regno che li accoglie (=hosts them).
Giuseppe e Romina vivono molti anni in questo regno e hanno tre figli maschi. Sono felici ma Giuseppe vuole tornare a Torino. Però il Re non vuole lasciarli andare. Allora Giuseppe costruisce una barca e ogni giorno va in mare. Poi, un giorno, anche Romina e i tre figli si imbarcano e lasciano l’isola. Vanno verso (=toward) Torino. Però c’è un problema. La barca è piccola. Non è sufficientemente grande e forte per un viaggio così lungo e difficile. Così, quando incontrano una barca, chiedono aiuto. L’equipaggio (=crew) li accoglie. Questa barca è diretta a Costantinopoli! Quindi Giuseppe corona il suo sogno: va a Costantinopoli. Lì, con le ricchezze dei morti, apre una bottega e guadagna molti soldi. Un giorno, ritorna a Torino con sua moglie Romina e i suoi tre figli, ricco e felice.
Capitolo 7
Cap. 1 - Una breve vacanza in Italia - Quattro amici al bar
Buongiorno! Mi chiamo Matteo e sono un ragazzo italiano. Ho 25 anni e sono di Venezia. Sono uno studente universitario. Oggi sono al Caffè Florian in Piazza San Marco con i miei amici Mustafa e Francesca.
Sono le dieci di mattina e prendiamo (=we have) un caffè. Io prendo un caffè espresso ma Francesca prende un cappuccino. Se andiamo al bar di mattina, lei prende un cappuccino. Non beve un espresso. Non le piace (=She does not like it). Beve un cappuccino o un caffè macchiato. Mustafa invece beve una Coca-Cola. Io non bevo mai la Coca-Cola. Non mi piace. A Mustafa invece la Coca-Cola piace moltissimo!
Io sono nato in Italia e anche Francesca è nata in Italia. Mustafa invece è straniero. È nato in Algeria. È algerino. Non è tunisino o marocchino. È algerino. Parla (=He speaks) l’arabo e il francese molto bene. Non parla lo spagnolo né il tedesco (la lingua che si parla in Germania). Studia l’inglese ma non lo parla ancora bene. Studia anche l’italiano, anche se lo parla già bene.
Mustafa ha 30 anni, è alto e intelligente. È anche molto sportivo. Gioca (=He plays) a calcio tre volte (=three times) a settimana: il lunedì, il mercoledì e il sabato dalle sette alle nove di sera a Mestre, vicino a Venezia. Non gioca a calcio il martedì e il giovedì perché lavora (=works) in una pizzeria.
Siamo al Caffè Florian perché stiamo aspettando (=we are waiting for) la mia amica Lucy che è arrivata in Italia questa mattina. Lucy è americana. È statunitense. Non è canadese o messicana. È statunitense. Lucy è giovane. Ha 24 anni. È di Los Angeles e vuole (=wants) studiare all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Lucy vuole studiare architettura. Non vuole studiare letteratura e non vuole studiare biologia. Non vuole studiare ingegneria nè fisica. Studia architettura. A Lucy piace molto l’architettura. Ma Lucy adesso è in Italia per una breve vacanza per vedere i suoi amici Matteo e Renata.
Cap. 2 - Una breve vacanza in Italia - Amici, vi presento Lucy!
Lucy è arrivata all’aeroporto Marco Polo di Venezia alle 8 di mattina. Ha viaggiato per 14 ore per arrivare in Italia. Adesso è nella sua camera all’Ostello Generator che è un albergo molto economico.
Per arrivare in Piazza San Marco, dov’è il Caffè Florian, Lucy prende il traghetto alla stazione Zitelle e scende alla stazione San Marco Giardinetti.
Sono le 10.20 e Lucy non è ancora arrivata.
Arriva alle 10.30.
Lucy: “Ciao, Matteo! Come stai? Che piacere vederti!”.
Matteo: “Carissima Lucy, come stai? Hai fatto buon viaggio?”
Lucy: “Sì, sì. Un po’ lungo, ma senza problemi. Grazie.”
Matteo: “Lucy, ti presento i miei amici Mustafa e Francesca” - “Mustafa, Francesca, questa è Lucy. L’amica di cui vi ho parlato”.
Lucy: “Piacere Mustafa, di dove sei?”
Mustafa: “Sono algerino ma vivo a Venezia da molto tempo”.
Lucy: “Piacere! Io sono americana. Anzi, statunitense per la precisione. Sono di Los Angeles”.
Lucy: “E tu ti chiami Francesca? Piacere”.
Francesca: “Sì, io sono Francesca. Anch’io sono di Venezia, come Matteo. È un vero piacere conoscerti!”.
Lucy: “Bene, cosa state bevendo?”
Matteo: “Io ho preso un espresso”.
Francesca: “A me piace il cappuccino”.
Mustafa: “Io invece bevo una Coca-Cola. Ho sete.”
Lucy: “Io prendo un espresso”.
Cap. 3 - Una breve vacanza in Italia - Alla mostra di Botticelli
Matteo chiede a Lucy: “Cosa hai voglia di fare oggi, Lucy?”.
Lucy: “Non lo so. Sono un po’ stanca del viaggio, ma ho visto che c’è una mostra interessantissima al Museo Peggy Guggenheim. Ci sono molte opere del rinascimento e soprattutto di Botticelli: il mio pittore preferito!” Botticelli è un pittore toscano che è nato a Firenze il primo marzo 1444 ed è morto a Firenze il 17 maggio 1510.
Mustafa: “Sì, la mostra su Botticelli è molto interessante. Andiamo!”
Francesca: “Sì, andiamo! Possiamo vedere alcuni quadri molto famosi che di solito sono alla Galleria degli Uffizi a Firenze. Ci sono anche la Primavera e la Nascita di Venere, i miei preferiti!” Vedere una mostra di Botticelli al Guggenheim è un’occasione speciale perché di solito il museo ospita mostre di arte moderna.
Matteo: “Bene! Allora, facciamo così: andiamo a pranzo e poi andiamo a vedere la mostra. Il museo Guggenheim è aperto dalle dieci di mattina alle sei di sera e non è molto lontano da qui”.
Mustafa: “Giusto. Dobbiamo prendere il traghetto fino alla stazione Salute. Poi in due minuti siamo al museo.”
Francesca: “Benissimo. Allora dobbiamo solo decidere dove andare a mangiare. Io propongo il ristorante Da Cherubino, in Calle Barcaroli. È vicino”.
Lucy: “Sì. Va benissimo. Ho proprio voglia di una buona pizza!”
Mustafa: “Anch’io mangio una pizza.”
Matteo: “Io non ho voglia di pizza, ma ho voglia di mangiare una pasta alle vongole”.
Francesca: “Io non sono sicura. Decido dopo”.
Matteo chiama il cameriere. Il cameriere viene al tavolo e fa il conto: “Due espressi, un cappuccino e una coca-cola: 20 euro”.
Matteo paga i 20 euro. Il cameriere ringrazia.
Cap. 4 - Una breve vacanza in Italia - A pranzo
Come deciso, i quattro amici vanno a pranzo al ristorante Da Cherubino, in Calle Barcaroli. Lucy e Mustafa mangiano una pizza. Lucy non sa se mangiare una pizza Margherita o una Quattro Stagioni ma alla fine mangia una pizza Margherita mentre Mustafa mangia una pizza Quattro Formaggi.
Matteo mangia un piatto di spaghetti alle vongole e dice al cameriere che vuole che gli spaghetti siano al dente.
Francesca non sa cosa mangiare. Al Ristorante Da Cherubino ci sono molte cose buone. Vuole mangiare qualcosa di buono ma di non troppo pesante. Francesca spesso preferisce evitare la carne anche se non è vegetariana. È indecisa se mangiare una pasta o un risotto. Sul menù c’è un risotto ai frutti di mare che sembra buonissimo ma è interessata anche alla pasta primavera. Alla fine decide di prendere una pasta primavera.
Tutti preferiscono mangiare solo un primo piatto. Beh, la pizza non è proprio un primo piatto. È un piatto unico in realtà.
Alla fine del pranzo tutti bevono un espresso e pagano il conto. Adesso sono pronti per andare a vedere la mostra. Sono le tredici.
Cap. 5 - Una breve vacanza in Italia - Finalmente alla mostra!
Dopo aver mangiato i quattro amici prendono il traghetto e arrivano al museo Guggenheim.
Lucy, Francesca, Matteo e Mustafa arrivano al museo alle tredici e trenta. La mostra è bellissima e i quattro amici passano alcune ore al museo. Ci sono tantissimi dipinti di molti pittori del Rinascimento. Non c’è solo Botticelli, ma ci sono anche dipinti del Beato Angelico, di Filippo Lippi e di Domenico Veneziano.
Dopo tre ore e mezza di visita, gli amici sono stanchi. Non vogliono più continuare la visita. Vogliono tornare a casa. Solo Lucy ha ancora voglia di vedere qualche altro monumento e decide di andare a vedere la Basilica di San Marco. Lucy è in Italia solo da un giorno, ma ha tanta voglia di vedere i monumenti di Venezia. Lucy non ha molto tempo perché tra qualche giorno deve andare a Firenze a visitare un’amica che conosce da tre anni. È una ragazza che ha conosciuto in un corso online che ha fatto tre anni fa. Era un corso online di letteratura italiana all’Università di Firenze. La ragazza si chiama Renata. Lucy e Renata da tre anni sono in contatto via e-mail ma qualche volta parlano anche con Skype.
Renata non vede l’ora di incontrare Lucy!
Cap. 6 - Una breve vacanza in Italia - Lucy va a Firenze
Lucy e Renata sono amiche. Si conoscono da tre anni. Tre anni fa erano in un corso online di letteratura italiana all’Università di Firenze e sono diventate amiche. In questi tre anni Lucy e Renata hanno parlato via Skype e si sono mandate molte e-mail.
Lucy è molto emozionata di tornare a Firenze. Lucy ama Firenze. Lucy ama l’arte del rinascimento e Firenze è una città perfetta! Firenze ha un forte carattere rinascimentale.
A Lucy piacciono tutti i monumenti di Firenze. Le piace il Palazzo della Signoria (o Palazzo Vecchio).
Le piace il Duomo con il Campanile di Giotto e la cupola di Brunelleschi. Le piace Ponte Vecchio. Lucy vuole fare una passeggiata per Firenze per vedere tutti questi monumenti.
Ma Lucy vuole anche vedere la sua amica Renata e parlare tanto con lei! Sono diventate proprio buone amiche in questi tre anni.
Renata ha 26 anni e vive a Firenze. Studia all’Università di Firenze. Ha finito la laurea triennale in Letteratura Italiana e adesso sta facendo una laurea specialistica di due anni.
Renata studia tanto ma le piace molto studiare. Le piace leggere i romanzi degli autori contemporanei. Le piacciono Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, ma anche i nuovi autori come Igiaba Scego e Amara Lakhous.
Renata vuole fare un Dottorato di Ricerca (PhD) in Letteratura Italiana Contemporanea. All’Università di Firenze, il corso di studi si chiama Corso di Laurea Magistrale in Filologia Moderna. Non sa se sarà possibile fare il dottorato in Italia. In Italia non ci sono molte opportunità. Ma forse andrà all’estero.
Renata è alta e ha i capelli castani. Ha gli occhi verdi. È una ragazza estroversa e socievole e ha molte amiche e molti amici. Ma non ha un ragazzo. Anche se ogni tanto esce con qualche ragazzo interessante.
È una ragazza sportiva: gioca a pallacanestro quasi tutti i giorni con le amiche. Si allenano tre volte a settimana e il sabato giocano una partita di campionato. Giocano contro altre squadre della Toscana, quindi a volte devono viaggiare. Devono giocare a Arezzo, a Grosseto, a Massa Carrara, a Pistoia e a Pisa.
Cap. 7 - Una breve vacanza in Italia - All’appuntamento
Lucy arriva a Firenze con il treno. Non prende l’aereo per andare da Venezia a Firenze. E non prende l’auto. Prende il treno. Prende un treno Eurostar che passa per Bologna. Ma Lucy non si ferma a Bologna. Lucy scende a Firenze. Lucy ha alcuni amici a Bologna ma non si ferma a Bologna. Lucy non ha molti giorni in Italia e questa volta vuole passare più tempo possibile con Renata.
Lucy arriva con il treno. Arriva alla stazione di Santa Maria Novella. Arriva alla stazione alle 13.15. Renata non è alla stazione. Renata lavora e finisce di lavorare alle 15.00. Così Lucy prende un caffè e poi prende un taxi. L’appuntamento con Renata è in Piazza della Signoria alle 15.20. Renata lavora vicino a Piazza della Signoria. Lavora nel museo dell’Opera del Duomo. Il museo è aperto dalle 9 di mattina alle 19.30 di sera. Ma Renata questa settimana lavora dalle 9 alle 15.00. La prossima settimana invece lavora dalle 13.30 alle 19.30. Fa i turni. Così ha tempo per studiare letteratura all’Università di Firenze.
Il museo dove lavora Renata è vicinissimo al Duomo, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore.
In 10 minuti Renata arriva in Piazza della Signoria dove ha l’appuntamento con Lucy.
Renata arriva in Piazza della Signoria e vede Lucy al Bar Rivoire. Lucy è seduta a un tavolino e beve un espresso. Guarda con ammirazione la bellissima piazza e il Palazzo Vecchio che ha di fronte. Ammira la Loggia dei Lanzi e la statua del David di Michelangelo che è a destra dell’entrata di Palazzo Vecchio. Non è l’originale, ovviamente. L’originale è al museo dell’Accademia. Ma anche la copia è bella e molti turisti fanno foto e selfie con il David.
Cap. 8 - Una breve vacanza in Italia - Ponte Vecchio e il Giardino di Boboli
Renata saluta Lucy. Lucy si alza e abbraccia Renata. Tutte e due sono felicissime di vedersi!
È la prima volta che si vedono dal vivo! Anche Renata prende un espresso e si siede al tavolo con Lucy. Lucy e Renata parlano per tre ore! Dopo l’espresso, ordinano anche una Coca-Cola perché hanno sete. Parlano, parlano, parlano…
Dopo tre ore pagano il conto e fanno una passeggiata. Si alzano e vanno davanti alla fontana di Nettuno che è in Piazza della Signoria. Poi, prendono via Vacchereccia. Alla fine di via Vacchereccia girano a sinistra in via Santa Maria. Ma quasi (=almost) subito (=immediately) a destra vedono una gelateria: la Bottega del Gelato! A Lucy piacciono tanto i gelati. Anche a Renata piacciono i gelati. Ma a Lucy piace il gelato al cioccolato, mentre a Renata piace il gelato al limone. A Renata non piace il gelato al cioccolato. Quindi Lucy prende una pallina (=scoop) di gelato al cioccolato mentre Renata prende una pallina di gelato al limone. Le due ragazze continuano a passeggiare per via Por Santa Maria e vanno verso il Ponte Vecchio.
Su Ponte Vecchio Lucy e Renata guardano le antiche botteghe artigiane. Il centro di Firenze è molto turistico ma gli antichi palazzi sono sempre affascinanti. Attraversato Ponte Vecchio, le due ragazze entrano nel Giardino di Boboli. Il Giardino di Boboli è il Giardino che si trova dietro a Palazzo Pitti. È un giardino bellissimo. Le due ragazze passeggiano con il loro gelato e parlano molto.
Firenze è una città meravigliosa e ricca d’arte. È un po’ cara perché è una città turistica, ma è spettacolare.
Cap. 9 - Una breve vacanza in Italia - Una cena fantastica!
Le due ragazze sono stanche e ritornano verso il centro città. Lucy vuole camminare un po’ vicino al fiume Arno e quindi le due ragazze prendono il Lungarno Torrigiani. Arrivano fino al Ponte delle Grazie dove attraversano l’Arno. Sulla riva destra dell’Arno prendono il Lungarno Diaz e tornano verso Piazza della Signoria.
È quasi sera e le ragazze devono decidere dove andare a cenare. Lucy vuole vedere Firenze dall’alto e Renata pensa che una sia buona idea salire al Piazzale Michelangelo. Da Piazzale Michelangelo si può vedere tutta Firenze. La vista è stupenda. Ci sono anche un paio di ristoranti dove si può cenare: Il ristorante La Loggia e il ristorante Luci al Piazzale. I due ristoranti sono vicino alla Chiesa di San Salvatore al Monte che si trova proprio vicino a Piazzale Michelangelo. Lucy e Renata decidono di andare a cena al Luci al Piazzale.
Per andare a Piazzale Michelangelo le due ragazze prendono l’autobus. Non prendono il taxi, ma prendono l’autobus.
Arrivano al ristorante alle 8 di sera. Il ristorante è molto elegante e piace molto a Lucy e Renata. Le due ragazze mangiano un antipasto di pesce e, per primo, un risotto ai frutti di mare. Poi, per secondo, mangiano una trota ai ferri. Per contorno delle verdure lesse e per dolce la panna cotta. Una cena fantastica. Le due amiche sono felicissime!
Dopo cena le ragazze tornano verso il centro perché Lucy sta all’albergo Cerretani che è in via de’ Cerretani. Non è tanto lontano dalla stazione di Santa Maria Novella ed è vicino alla Chiesa di Santa Maria Maggiore. Lucy vede che di fronte all’hotel c’è un negozio Benetton. È perfetto per comprare dei vestiti! Le ragazze si salutano: “Buonanotte!”.
Cap. 10 - Una breve vacanza in Italia - Verso Siena
Il giorno dopo Lucy vuole comprare dei vestiti da Benetton. Ma prima ha bisogno di prelevare dei soldi. Allora va alla Banca Popolare che si trova proprio vicino a Benetton. La Banca Popolare ha un Bancomat e Lucy può prelevare 300 euro. Con i soldi, Lucy va da Benetton.
Lucy vuole comprare una maglia con molti colori. A Lucy piacciono i vestiti colorati. Le piace il viola, il rosso, il blu, l’azzurro, il giallo e il verde. Compra una maglia azzurra con le maniche corte. È una maglia molto bella. Lucy è molto felice.
Nel pomeriggio Renata passa a prendere Lucy all’Hotel Cerretani. Le due ragazze hanno in programma di andare a Siena. Oggi è il primo luglio e domani c’è il Palio di Siena, la famosissima corsa dei cavalli in Piazza del Campo. Lucy vuole assolutamente vederla. Ma è necessario un grande sacrificio. Per trovare posto e vedere la corsa bisogna arrivare presto la mattina in Piazza del Campo e aspettare tutto il giorno. Che fatica! Ma alla fine l’esperienza è unica!
Renata non ha un’automobile ma sua mamma le presta spesso la sua Fiat Panda. La Fiat Panda non è una macchina molto grande ma va benissimo per Renata e Lucy. Siena non è molto lontana da Firenze. In macchina si arriva in un’ora. La Fiat Panda della mamma di Renata è verde. A Renata piace la macchina. Le due ragazze mettono la valigia (=suitcase) in macchina, fanno benzina (=put gas) e partono per Siena.
A Siena, le due ragazze stanno al Bed and Breakfast Le Logge. È molto vicino a Piazza del Campo e anche all’Università di Siena.
Cap. 11 - Una breve vacanza in Italia - Il Palio
Il Palio di Siena è un’esperienza incredibile. È una corsa di cavalli che ha una storia lunga moltissimi anni. È una corsa antica. Il Palio si svolge due volte all’anno. Un Palio si corre il 2 luglio e un altro il 16 agosto. Dieci cavalli corrono il Palio. Ogni cavallo è di una contrada (=neighborhood) di Siena. Alcune contrade famose sono l’Oca (=the goose), la Civetta (=the owl), l’Onda (=the wave) e la Torre (=the tower).
Prima della corsa c’è lo spettacolo degli sbandieratori. Poi, i cavalli entrano in Piazza del Campo e si preparano per correre. Quando l’ultimo cavallo entra tutti partono. Fanno tre giri della piazza.
Lucy e Renata arrivano in piazza presto la mattina e prendono posto vicino alle transenne (= barriers). Hanno portato quattro bottiglie di acqua e 5 panini. Hanno anche della frutta: due mele, due banane e tre pesche. E anche dell’uva. Non vogliono spostarsi per tutto il giorno. Certo si possono anche comprare i biglietti per vedere il Palio, ma Lucy e Renata non hanno i soldi per comprare i biglietti.
I cavalli sono entrati. Manca solo l’ultimo cavallo. È il cavallo della Torre. Ecco che entra! Via! (=Go!). La corsa è emozionante e velocissima. I cavalli corrono in piazza e fanno i tre giri. Due fantini (=jockeys) cadono dai loro cavalli. I cavalli continuano la corsa. Nel Palio un cavallo può vincere anche se non ha il suo fantino! Si chiama “cavallo scosso”.
Cap. 12 - Una breve vacanza in Italia - Un giro in gondola
La contrada della Civetta vince il palio. Alla fine della corsa Lucy e Renata vanno nella contrada della Civetta per festeggiare con i contradaioli. Alle 4 di mattina ritornano in albergo e vanno a dormire.
Ma adesso purtroppo la vacanza di Lucy sta per finire. Al mattino Lucy e Renata si svegliano e ritornano a Firenze con la Panda della mamma di Renata. Si sono divertite tanto ma adesso è ora di ritornare a lavorare e a studiare. Lucy deve anche ritornare a Venezia perché tra due giorni ha il volo (=flight) per gli Stati Uniti!
È triste dire addio a Renata ma purtroppo Lucy deve tornare a casa. In stazione, Lucy e Renata si abbracciano e si baciano. Lucy prende il treno e parte per Venezia.
Lucy passa il suo ultimo giorno a Venezia dove incontra un’altra volta i suoi amici.
Incontra Matteo, Francesca e Mustafa e passeggia con loro per Venezia. Tutti e quattro fanno anche un giro in gondola. La gondola è un po’ turistica, ma a Lucy piace molto. Lucy vuole farsi una foto con un gondoliere veneziano e mettere la foto sul suo profilo di facebook.
La giornata è molto bella. C’è il sole. Dopo il giro in gondola i ragazzi fanno ancora una passeggiata per le calli (=streets of Venice) veneziane.
Cap. 13 - Una breve vacanza in Italia - L’ultima chiacchierata con gli amici
A Lucy piace molto passeggiare per le calli veneziane. Ci sono tanti turisti ma l’atmosfera unica di Venezia, città sul mare, è affascinante. Matteo chiede a Lucy del viaggio a Firenze.
Lucy racconta agli amici tutto quello che ha fatto durante la visita a Firenze.
Racconta che per andare a Firenze ha preso il treno. Ha preso un Eurostar. Il treno è passato per Bologna. Ma Lucy non si è fermata a Bologna, anche se ha alcuni amici a Bologna. Poi, il treno è arrivato alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze. Lucy è scesa dal treno ed è andata all’albergo. Racconta che è arrivata a Firenze alle 13.15 e che Renata, la sua amica, non è venuta a prenderla in stazione perché lavorava. Quindi, Lucy ha preso un taxi ed è andata in Piazza della Signoria dove aveva l’appuntamento con Renata. Renata lavora vicino a Piazza della Signoria quindi hanno deciso di darsi appuntamento lì, al bar Rivoire.
Quando è arrivata Renata, Lucy era seduta e beveva un espresso. Mentre aspettava Renata, Lucy ha ammirato la Loggia dei Lanzi, il Palazzo Vecchio e la copia della statua del David di Michelangelo.
Poi, le due amiche hanno fatto una passeggiata per Firenze. Sono andate verso Ponte Vecchio e hanno preso un gelato in una gelateria che si chiama “La Bottega del Gelato”. Lucy ha preso un gelato al cioccolato mentre Renata ha preso una pallina di gelato al limone.
Dopo aver passato Ponte Vecchio e aver visto le botteghe artigiane le due ragazze sono andate al Giardino di Boboli, vicino a Palazzo Pitti. Lucy e Renata hanno parlato molto.
Poi, la sera, sono salite a Piazzale Michelangelo e hanno mangiato al Ristorante Luci al Piazzale. Dopo cena, Lucy è tornata all’albergo Cerretani dove ha passato la notte.
Il giorno dopo Lucy ha comprato una maglia da Benetton. Poi, le due ragazze sono partite per Siena per vedere il Palio. Hanno preso la Fiat Panda della mamma di Renata e sono andate a Siena. Renata ha guidato la macchina. Lucy e Renata hanno dormito al Bed and Breakfast Le Logge e il giorno dopo hanno preso posto in Piazza del Campo per aspettare il Palio. L’esperienza è stata bellissima! Anche se hanno dovuto aspettare tutto il giorno, l’atmosfera e la corsa sono state stupende. La contrada della Civetta ha vinto la corsa!
Poi, le ragazze sono andate a festeggiare con i contradaioli della Civetta. Che divertente!
Il giorno dopo Lucy e Renata sono ritornate a Firenze. Ancora una volta, Renata ha guidato la Panda di sua mamma. Renata ha accompagnato Lucy alla stazione dove Lucy ha preso il treno per tornare a Venezia.
Cap. 14 - Una breve vacanza in Italia - L’addio
La sera, Matteo, Francesca e Mustafa accompagnano Lucy all’Ostello Generator. Lucy deve preparare la valigia.
Lucy deve tornare a Venezia in ottobre per l’inizio dell’università. Allora, chiede a Matteo e Francesca se può vivere con loro mentre sarà (=she will be) a Venezia. Francesca è felicissima e dice subito di sì. È bello avere una compagna di appartamento! Francesca e Lucy saranno (=they will be) ottime amiche!
Lucy è felice di aver fatto una nuova buona amica! Allora gli amici si salutano e si abbracciano. Matteo, Francesca e Mustafa promettono (=promise) a Lucy che verranno a trovarla negli USA il prossimo anno. Devono risparmiare un po’ di soldi perché il biglietto è caro! Ma vogliono proprio andare a trovare Lucy a Los Angeles.
Lucy è triste di partire ma vuole ritornare in Italia presto. A ottobre comincia l’Università a Venezia! Lucy non vede l’ora (=cannot wait) di tornare a Venezia!
Lucy va nella sua camera d’albergo e prepara la valigia. Poi, va a dormire. Domani il suo volo parte alle 8 di mattina, quindi deve essere all’aeroporto alle 6. Lucy mette la sveglia alle 5 e si addormenta.
Alle 5 di mattina suona la sveglia e Lucy si alza. Si lava i denti, si fa la doccia, si pettina e si veste. Poi, prende la valigia e scende al piano terra. Il taxi non è ancora arrivato e quindi Lucy approfitta (=she takes advantage) per bere un espresso e mangiare una brioche al bar vicino all’albergo.
Cinque minuti dopo arriva il taxi e Lucy sale a bordo. Arriva all’aeroporto in mezz’ora. Non c’è molta gente al check-in e Lucy è presto alla porta d’imbarco. Si siede e aspetta che le hostess chiamino i passeggeri per l’imbarco. Come all’andata, Lucy viaggia con l’Alitalia, la compagnia aerea italiana. È triste di lasciare Venezia ma è felice di poter studiare in una città tanto interessante. È contenta che tra pochi mesi ritornerà (=she will come back) e potrà (=she will be able to) vedere un’altra volta i suoi amici. Questa volta starà a Venezia per 3 mesi. Tornerà negli Stati Uniti solo a fine dicembre, quando in Italia l’università è chiusa per le feste di Natale (=Christmas).
Capitolo 8
Cap. 1 - La spedizione dei mille - Questa storia
Questa è la storia di uno degli avvenimenti (=events) più importanti nella storia d’Italia: la spedizione dei Mille.
La spedizione dei Mille avviene nel 1860 e il personaggio più importante è Giuseppe Garibaldi. È uno degli episodi più importanti di questo periodo storico che si chiama “Risorgimento”.
La spedizione dei Mille è importantissima per l’unificazione dell’Italia. L’Italia nasce l’anno dopo: il 1861.
Cap. 2 - La spedizione dei mille - Giuseppe Garibaldi
Giuseppe Maria Garibaldi nasce a Nizza il 4 luglio 1807. È un generale, patriota e scrittore italiano.
Suo padre, Domenico, ha una barca a vela e sua madre è figlia di pescatori.
Giuseppe ha tre fratelli e due sorelle. I fratelli si chiamano Angelo, Michele e Felice, mentre le sorelle si chiamano Maria Elisabetta e Teresa.
A Giuseppe non piace molto studiare. Gli piace fare esercizio fisico e navigare. Ma suo papà all’inizio non è d’accordo e non vuole che Giuseppe faccia il marinaio (=sailor). Alla fine però papà Domenico cambia idea e nel 1821 Giuseppe inizia a fare il marinaio a Genova. Nel 1821 Giuseppe ha 14 anni ed è alto e biondo. È alto 170 cm. A 16 anni si imbarca sulla nave che si chiama Costanza. Nel suo primo viaggio va in Mar Nero.
Fa moltissimi viaggi in mare. Va in Francia, alle Isole Canarie, ritorna al Mar Nero, va in Grecia e a Costantinopoli dove si ammala (=gets sick) e rimane per tre anni. Durante questo periodo Giuseppe insegna italiano, francese e matematica.
Poi ritorna a Nizza.
Cap. 3 - La spedizione dei mille - In Sud America
Giuseppe Garibaldi conosce presto le idee di Giuseppe Mazzini e la sua organizzazione: la Giovine Italia. Mazzini vuole unificare l’Italia e mandare via (=kick out) tutti i regimi stranieri che ci sono in Italia.
Nel 1834 è organizzata un’insurrezione (=insurrection) popolare in Piemonte e Garibaldi vuole partecipare. Così abbandona la sua nave e diventa un disertore (=desertor). Prende un falso nome: si chiama Joseph Pane e l’anno dopo lascia l’Europa per il Sud America.
In Sud America arriva a Rio de Janeiro dove incontra la piccola comunità di italiani della Giovine Italia.
Nel 1838 e 1839 combatte nella Repubblica del Rio Grande del Sud. Giuseppe Mazzini
Nel 1845-1846 combatte e ottiene l’indipendenza dell’Uruguay. Per queste vittorie in Sud America, Giuseppe Garibaldi è anche chiamato l’”Eroe dei due Mondi”.
Cap. 4 - La spedizione dei mille - Anita
Nel 1839 a Laguna, in Brasile, Giuseppe Garibaldi conosce Anita. Il nome completo di Anita è Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva ed è brasiliana.
Anita nasce a Morrinhos, vicino a Laguna, il 30 agosto 1821. È alta e ha dei grandi occhi neri. È figlia di Bento Ribeiro da Silva e Maria Antonia de Jesus Antunes che discendono (=descend) da una famiglia di immigrati portoghesi delle Isole Azzorre.
Anita ha tre fratelli e due sorelle.
In questo periodo il Brasile è governato dal Portogallo in modo brutale ed Anita ha gli stessi ideali di rivoluzione e liberazione dei popoli di Giuseppe.
Il 16 settembre 1840 nasce il loro primo figlio, Domenico. Giuseppe e Anita si sposano poi il 26 marzo 1842 e hanno altre due figlie e un figlio: Rosita, Teresita e Ricciotti.
La famiglia si trasferisce in Italia e Giuseppe e Anita combattono in alcune insurrezioni. Anita muore in battaglia il 4 agosto 1849. Ha soli 28 anni e ha vissuto 10 anni accanto a Giuseppe Garibaldi.
Cap. 5 - La spedizione dei mille - La situazione politica del tempo
Nel marzo 1860 in Italia ci sono quattro stati:
- Il Regno di Sardegna (in giallo) con Piemonte, Liguria, Sardegna, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. Questo regno è governato dalla casa Savoia e più precisamente dal Re Vittorio Emanuele II.
- Lo Stato Pontificio (in verde) con Umbria, Marche e Lazio. Questo stato è governato dal Papa.
- Il Regno delle Due Sicilie (in rosso) con Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia. Questo regno è governato da Francesco II di Borbone (casa spagnola).
- Il Regno Lombardo-Veneto (in fucsia) con il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, il Trentino e la provincia di Mantova. Questo regno è governato dall’Imperatore austriaco Francesco Giuseppe.
Cap. 6 - La spedizione dei mille - La spedizione
Nella notte tra il 5 e il 6 maggio 1860 mille volontari partono con Giuseppe Garibaldi.
Partono con due navi, che si chiamano Piemonte e Lombardo, da Quarto, una piccola città del Regno di Sardegna. L’obiettivo è conquistare il Regno delle Due Sicilie per unificare l’Italia.
I Mille (l’esercito garibaldino) sbarcano in Sicilia vicino a Marsala e vincono molte importanti battaglie. Sono molto veloci e conquistano territorio rapidamente. Vincono la battaglia di Calatafimi e la popolazione locale è molto felice. I siciliani fanno un’insurrezione e prendono Palermo. Poi anche Catania.
Garibaldi si autoproclama dittatore della Sicilia.
Cap. 7 - La spedizione dei mille - I Mille
I Mille sono l’esercito di Giuseppe Garibaldi che ha partecipato alla spedizione nell’Italia del sud per conquistare il Regno delle Due Sicilie.
In realtà il numero dei soldati (=soldiers) è un po’ maggiore. Sono circa 1.089.
Molti soldati, quasi la metà (=half), sono lombardi (provenienti dalla regione Lombardia).
I Mille indossano le caratteristiche camicie rosse. Per il suo colore rosso, è chiamato Garibaldi il pesce che si trova lungo la costa pacifica dell’America centrale e settentrionale tra la baia di Monterey e il Sud della Bassa California.
Cap. 8 - La spedizione dei mille - Nasce l’Italia
Il 26 ottobre 1860 Giuseppe Garibaldi incontra a Teano il Re Vittorio Emanuele II. Vittorio Emanuele II vuole i territori che Garibaldi ha appena conquistato. Garibaldi dice: ”Obbedisco” (=I obey) e gli consegna (=delivers) tutte le sue conquiste.
Il 17 marzo 1861 il Regno di Sardegna cambia nome e viene proclamata la nascita del Regno d’Italia. La capitale del Regno d’Italia è Torino. Mancano ancora il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, il Trentino-Alto Adige e soprattutto il Lazio con Roma.
Solo il 20 settembre 1870 i Bersaglieri conquistano Roma che diventa anche la capitale d’Italia. Papa Pio IX perde tutti i suoi territori e rimane con lo Stato del Vaticano.
La bandiera del Regno d’Italia è verde, bianca e rossa con lo stemma della casa Savoia al centro.